Il prossimo 3 settembre si terrà a Pechino una parata nota come “Giorno della Vittoria”, organizzata per celebrare l’ottantesimo anniversario della guerra tra Cina e Giappone e la fine della Seconda guerra mondiale. In questa occasione la Cina esporrà le sue più recenti attrezzature militari, tra cui centinaia di aerei, carri armati e sistemi anti-droni. Sarà la prima volta che la nuova struttura delle forze armate cinesi verrà presentata in modo completo durante una parata.
L’evento, altamente coordinato e meticolosamente pianificato, vedrà la partecipazione di decine di migliaia di militari, comprese unità appartenenti a 45 diverse forze armate cinesi, oltre a veterani di guerra, che sfileranno attraverso Piazza Tienanmen. La cerimonia, della durata di circa 70 minuti e supervisionata dal leader cinese Xi Jinping, sarà seguita con attenzione da analisti e potenze occidentali.
Tra i 26 leader mondiali attesi a Pechino figurerà anche il presidente russo Vladimir Putin che ci parteciperà proprio pochi giorni dopo che Donald Trump ha dichiarato la sua disponibilità a incontrare il leader nordcoreano. Accanto a Putin, saranno presenti anche i presidenti di Iran e Corea del Nord, I paesi sottoposti a sanzioni statunitensi: un contesto che Xi Jinping intende sfruttare come dimostrazione di forza e di successo diplomatico.
Con questa cerimonia, il leader cinese ha in mano le carte geopolitiche del gioco: sebbene la sua influenza sia limitata, l’impatto sulle relazioni con questi tre paesi è evidente. È probabile che Trump visiti la regione a fine ottobre, desideroso di incontrare Xi Jinping. Ciò significa che il leader cinese sarà già aggiornato sugli sviluppi attraverso colloqui con i suoi alleati prima di qualsiasi confronto diretto con Trump.
La maggior parte dei leader occidentali non prenderà parte alla parata, sia per le tensioni con Mosca legate alla guerra in Ucraina, sia per la natura fortemente antigiapponese attribuita all’evento, come dichiarato da Tokyo. Il presidente sudcoreano, a sua volta, prevede di inviare soltanto un rapresentante di rango inferiore.
Oltre al valore simbolico e politico, la parata ha l’obiettivo di mostrare i progressi della Cina nelle tecnologie ipersoniche, settore in cui gli Stati Uniti appaiono in ritardo rispetto a Pechino, Mosca e Teheran. La sfilata rappresenta quindi non solo una celebrazione storica, ma anche un segnale della crescente minaccia militare proveniente dalle potenze alleate dell’Est nei confronti dell’America e dei suoi alleati.
I missili balistici cinesi costituiscono una sfida diretta alla presenza navale statunitense nel Mar Cinese Meridionale, nel Pacifico e oltre. Per l’Europa, invece, la minaccia principale contro la Nato e i suoi alleati è rappresentata dai missili russi, alcuni dei quali schierati nella regione baltica e a Kaliningrad, exclave russa strategicamente posizionata. Anche l’arsenale nucleare e missilistico iraniano desta preoccupazione, poiché rappresenta un serio pericolo per Israele e persino per l’Europa.
In questo quadro, il sostegno occidentale all’Ucraina e al Medio Oriente appare non solo un impegno diretto nei confronti di quei teatri di crisi, ma anche una scusa per prevenire che una nuova Guerra Fredda in Asia si trasformi in un conflitto aperto e ben più pericoloso contro l’Occidente.
