La ferita inferta al sacrario dedicato ai morti del terremoto del 1908 non è solo un danno materiale. È un colpo al cuore della memoria collettiva, un gesto che ha scosso profondamente la comunità palmese, suscitando indignazione, dolore e un immediato moto di solidarietà. Le reazioni, arrivate da cittadini, associazioni, rappresentanti politici e realtà culturali e religiose, testimoniano quanto quel luogo fosse — e resti — un simbolo identitario.
Tra le voci più toccanti si inserisce quella del mondo cattolico, che ha scelto di rispondere non con rabbia, ma con un gesto di fede e di ricomposizione comunitaria. Don Silvio, richiamandosi alla tradizione dei nostri padri, ha annunciato la celebrazione di una messa in suffragio delle vittime del sisma del 1908 e di tutte le altre tragedie che hanno segnato la storia della città. L’appuntamento è fissato per lunedì 9 alle ore 18:00, nella Chiesa dell’Immacolata.
Nel suo messaggio, il sacerdote ricorda come già nel 1929 il canonico Filippo De Marco convocò i palmesi davanti al sacrario per recitare “belle e patetiche rituali preci per i nostri morti”. Un gesto semplice, che oggi torna a essere necessario. «Fare memoria — scrive Don Silvio — è un dovere verso il nostro nobile popolo. È un atto di fede, di identità e di gratitudine verso chi ci ha preceduto».
Il documento richiama anche i versi struggenti di Pietro Milone, che descrivono la devastazione del 1908 con immagini vive: case ammassate come montagne, voci spezzate, feriti, moribondi. Una testimonianza poetica che restituisce la dimensione umana di quella tragedia e che oggi risuona con forza rinnovata.
La celebrazione di lunedì non sarà solo un momento di preghiera, ma un gesto di ricomposizione civile. Un modo per riaffermare che la memoria non si cancella, e che la comunità palmese — credente o laica — resta unita nel custodire il proprio passato.
Come ricorda la citazione di Francesco Lovecchio riportata nel documento: «Facendosi ricordare i morti aiutano i vivi a vivere… restano solidali con i vivi e costituiscono con essi un’immensa, immortale comunità umana».
In un tempo in cui i simboli vengono feriti, la risposta della città è chiara: la memoria non si tocca. E si difende insieme.
