
PALMI (25 luglio 2011) – Al via il campo nazionale di formazione e lavoro dell’Associazione “Manitese”, organizzato dal gruppo “Manitese” di Palmi, sul tema “La cittadinanza attiva come forma di cambiamento sociale”.
Dal 23 luglio, e fino al primo agosto, 15 ragazzi provenienti da diverse regioni d’Italia si confronteranno sul tema della partecipazione, ossia il prendere parte in maniera attiva, intervenire, collaborare, essere insomma protagonisti del cambiamento della società.
Durante il loro soggiorno a Palmi, i giovani “manitesini” saranno impegnati in momenti di formazione e di raccolta fondi per finanziare un progetto che l’Associazione segue nel sud del mondo. Quest’anno i ragazzi hanno scelto di finanziare la costruzione di un centro d’accoglienza per bambini vittime di trafficking nel Poipet, una località cambogiana al confine con la Thailandia.
I fondi saranno raccolti attraverso il mercatino dell’usato che si terrà in Piazza Amendola nei giorni 28, 29 e 30 luglio.
Nei momenti di formazione, i ragazzi incontreranno diverse personalità esterne al campo, che si confronteranno sul tema della partecipazione e del volontariato: don Silvio Mesiti, cappellano del carcere di Palmi e presidente dell’Associazione “Presenza”; Giacomo Petitti, volontario “Manitese” nazionale; Franca Hyerace, volontaria palmese; i ragazzi della cooperativa “Valle del Marro-Libera”; i responsabili del Museo della ‘ndrangheta ed i ragazzi dell’Azione Cattolica “Don Bosco” di Palmi.
“Si tratta del primo campo “Manitese” in tutta la Calabria – ha detto Giuseppe Stanganello, responsabile di “Manitese” Palmi – Abbiamo scelto il tema della partecipazione prendendo spunto dalla famosa canzone “Libertà è partecipazione” di Giorgio Gaber, perché sentiamo che in questo momento storico, ciascuno di noi è chiamato a dare un contributo concreto alla costruzione di una società più giusta”.
Scopo dell’Associazione “Manitese” è proprio quello di combattere la fame e gli squilibri tra Nord e Sud del mondo, lavorando a sostegno delle popolazioni più povere.
Viviana Minasi