
Il sindaco aveva ricevuto una lettera minatoria, scritta su carta intestata del Comune di Rosarno, inviata da Rocco Pesce, in cui il capo clan esprimeva “rammarico e disappunto” per la costituzione di parte civile da parte del Comune di Rosarno nel processo a carico di alcuni familiari dello stesso Pesce.
Inoltre, i carabinieri stanno eseguendo una serie di perquisizioni domiciliari a Rosarno a carico dei familiari del boss e di presunti affiliati al clan che avrebbero fornito un contributo per far giungere la lettera minatoria al sindaco.
Secondo gli inquirenti, le minacce di Pesce avevano lo scopo di «impedire, per un verso, che l’indirizzo politico ed amministrativo della Giunta comunale di Rosarno potesse danneggiare o mettersi in contrasto con gli interessi della cosca e, per l’altro verso, di favorire la permanenza ed il rafforzamento del clima di omerta’ ed assoggettamento nella popolazione che e’ l’humus su cui le organizzazioni criminali di tipo mafioso prosperano».