Riceviamo e pubblichiamo la lettera scritta da un nostro lettore contro la demolizione del palazzo comunale di Piazza Duomo al posto di cui dove dovrebbe sorgere l’Urban Center:
Caro Direttore,
quasi vent’anni or sono capitai nel bel mezzo di un mercatino dell’antiquariato in una cittadina dello Stato di New York.
Mi fermai presso una bancarella che esponeva bicchieri e vassoi, tanti bicchieri e tanti vassoi dalle forme più varie ed estrose.
Ero accompagnato da amici e parenti americani, che subito sponsorizzarono un acquisto come souvenir da portare in Italy.
Ricordo una bella scena degna, se vuoi, di un quadro di Renoir o di Guttuso. La mia scelta cadde su un vassoio piccolo piccolo, con sei bicchierini altrettanto piccoli e semplici. Sebbene qualcuno mi proponesse scelte alternative, prevalse la mia idea.
Zio Giò, ben felice di cogliere l’occasione per farmi un regalo gradito, pagò il conto. Non potei non rimanere sorpreso del costo di quei sei bicchierini semplici e poveri, erano gli unici non prezzati, ma di fatto costavano più degli altri! Di fronte al mio disagio, il mercante mi apostrofò esclamando in “gergo americano”: very good, very good….Zio Giò, sobrio e culturato, mi spiegò che quel piccolo vassoio supportava i bicchieri della “Recessione”(1929). Erano i più costosi fra cento orpelli perché rappresentavano lo stile raffinato, semplice e minimalista della Recessione americana ed erano quindi ricercati e graditi dagli intenditori. Assorbii come una spugna i complimenti per la scelta, facendo finta di essere più attento all’incartamento del prezioso oggetto.
Non so se si sia già capito dove voglia andare a parare.
Si vuole demolire la CASA DEL CONTADINO, costruita nel 1938 e non negli “anni ‘40” (come un compiacente, ma poco puntuale tecnico ha pensato bene di affermare) per costruire al suo posto un obbrobrioso palazzone destinato ad un uso piuttosto dubbio (invito chi legge a digitare URBAN CENTER).
Ritengo che, pur fra mille deviazioni morali e sociali, l’uomo comune pensa tuttavia salve e salde la buona fede e la cultura (o almeno la consapevolezza di non possederla) della classe dirigente ovvero degli “intellettuali”. E a proposito di questi cito Gramsci: “sono gli intellettuali quelli che, alla fine, affossano la Calabria”. Non condivido Gramsci, a mio avviso sono gli pseudo intellettuali quelli che affossano la Calabria.
Gli pseudo intellettuali si caratterizzano e si differenziano dagli intellettuali perché: a) non ridono mai; b) non parlano mai; c) non hanno mai dubbi; d) non si confrontano con nessuno; e) hanno un colorito olivastro e camminano a testa bassa; f) sono “attaccati” al denaro perché non sono mai stati capaci di produrre; g) sono in mala fede e ne sono consapevoli (ma non quando la loro ignoranza diventa predominante); h) sono piccoli prestigiatori capaci di gettare fumo negli occhi per ingannare la gente.
Qualora ( “non sia mai!”), dovesse essere demolita la Casa del Contadino (unico esempio dello stile fascista) in barba alla sensibilità e al dissenso di tantissimi cittadini Gioiesi,fra i quali (mi si consenta) cito anzitutto Angela Sorace per la Sua dotta e convinta caparbietà, il sottoscritto, per primo, ne denuncerà i responsabili.
Un caro saluto
Pino Sciarrone