
Dopo dodici anni ha accumulato cosi tanta roba da non riuscire più ad entrare nel suo appartamento di oltre cento metri quadri e ad accedere al terrazzo della stessa dimensione. Tutti gli ambienti sono invasi da ogni tipo di cianfrusaglia.
Il protagonista di questa storia è Domenico Borgese, un sessantunenne che da circa quindici anni abita in un appartamento a Gioia Tauro, a pochi metri dalla stazione ferroviaria.
Ieri hanno provato a effettuare un sopralluogo i vigili urbani insieme al responsabile dell’Ufficio sanitario e all’ispettore di Igiene. Anche loro si sono dovuti però fermare sul pianerottolo e prendere atto delle pericolosità della situazione, dal punto di vista igienico sanitario e anche strutturale. L’eccessivo carico di rifiuti rischia infatti di compromettere la stabilità dell’edificio.
Domenico ha fatto il camionista e l’imbianchino per tanti anni a Milano dove viveva insieme ai suoi genitori. Dopo la morte della madre ha dedicato gran parte della sua giornata al papà che cominciava a patire gli acciacchi della vecchiaia. A metà degli anni novanta con l’aggravarsi della malattia del genitore, ha deciso di lasciare il lavoro e di trasferirsi a Palmi dove aveva una vecchia casa e alcuni parenti. Qualche anno dopo si è trasferito a Gioia.
Nel 2001 il papà è morto e nella testa di Domenico qualcosa è cambiato. I lavori da imbianchino sono diventati sempre più occasionali fino a sparire e lui ha iniziato a raccogliere tutto ciò che trova sulla sua strada.
«So che ho troppa roba in caso – ci ha confessato – e so che pian piano devo eliminare tutto. Però ho bisogno di essere aiutato. Sono un uomo solo, senza nessuno, senza lavoro e senza un posto dove dormire. I servizi sociali continuano a ignorarmi anche se a me basterebbe davvero poco per andare avanti».
Domenico vive grazie all’aiuto di tanta brava gente che gli da una mano, lo invita a pranzo e gli fa guadagnare qualcosa in cambio di piccoli lavoretti. Pranza quasi sempre in ospedale e cena alla mensa dell’Alaga.
Non tutti in città hanno purtroppo la stessa sensibilità: «Quando cammino per strada vengo continuamente insultato. Mi chiamano spazzatura o “botta i sangu”. Ogni insulto che ricevo è per me una grande umiliazione. Voglio andare via da Gioia Tauro»
Quella di Domenico è la storia di una persona rimasta sola, bisognosa di affetto e di supporto psicologico e che deve invece scontrarsi quotidianamente con la superficialità e la durezza che caratterizzano i nostri giorni.
Lucio Rodinò