L’amministrazione di Gioia Tauro accoglie con favore l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza, che ha portato allo smantellamento di un arsenale riconducibile alla cosca Molé e all’arresto di tre persone. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha fatto emergere un traffico di armi da guerra, armi comuni e clandestine, ricostruito grazie all’analisi di chat criptate e a riscontri tecnici su armamenti e esplosivi sequestrati.
Nel comunicare il proprio plauso alle forze dell’ordine, l’Amministrazione comunale sottolinea l’importanza di un’azione investigativa che rafforza la presenza dello Stato sul territorio e contribuisce alla tutela della sicurezza collettiva:
Il sindaco di Gioia Tauro, Simona Scarcella, ha espresso apprezzamento per l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza che ha portato alla scoperta di un arsenale riconducibile alla cosca Molé e all’arresto di tre persone.
«Desidero esprimere – ha dichiarato il sindaco – il più sincero plauso alla Guardia di Finanza e alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria per il brillante risultato conseguito. L’operazione rappresenta un segnale forte dello Stato sul territorio e conferma l’impegno costante delle forze dell’ordine nella lotta alla criminalità organizzata».
«La nostra comunità – ha aggiunto Scarcella – ha bisogno di legalità, sicurezza e fiducia nelle istituzioni. Azioni come questa rafforzano la presenza dello Stato e contribuiscono a contrastare in maniera concreta ogni forma di illegalità».
L’indagine, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e condotta dal Comando provinciale delle Fiamme Gialle con il supporto dello Scico e della componente aerea, ha fatto emergere un’attività illecita legata alla detenzione e al traffico di armi da guerra, armi comuni e clandestine, oltre alla ricettazione.
Due indagati, Vincenzo Condello (35 anni) e Salvatore Infantino (39), sono stati condotti in carcere, mentre per Vincenzo Severino (43) sono stati disposti gli arresti domiciliari. A Infantino, ritenuto figura centrale nell’inchiesta, viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso per aver agevolato la cosca Molé.
L’inchiesta ha preso avvio dall’analisi di chat criptate, dalle quali è emersa la disponibilità di un vero e proprio arsenale. Le armi venivano fotografate e proposte per la vendita o lo scambio. Le immagini di kalashnikov hanno consentito agli investigatori di collegare tali armamenti a quelli rinvenuti e sequestrati dai Carabinieri nel gennaio 2025 nelle campagne di Gioia Tauro.
Tra il materiale individuato figurano fucili, pistole e kalashnikov sui quali sono state trovate le impronte degli arrestati, oltre a circa 600 grammi di tritolo di provenienza ex jugoslava e una pistola mitragliatrice tedesca risalente alla Seconda guerra mondiale.
Secondo gli inquirenti, Infantino – noto come “Testazza” – avrebbe avuto un ruolo funzionale al rafforzamento militare della cosca Molé, contribuendo alla conservazione del suo potere criminale.
Gli elementi raccolti si inseriscono anche nel contesto delle tensioni tra i Molé e i Piromalli, storiche cosche egemoni sul territorio, già segnate da contrasti sfociati in passato in episodi di violenza, tra cui l’omicidio del boss Rocco Molé nel 2008. Le indagini indicano che il gruppo Molé fosse impegnato in una riorganizzazione militare, dotandosi di armi per fronteggiare eventuali azioni della cosca rivale.
