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Gioia Tauro, Schiavone dopo l’accesso antimafia: “Non è una sconfitta di parte, è una ferita collettiva”

Rosario Schiavone

Rosario Schiavone

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Rosario Schiavone, che interviene dopo l’insediamento della Commissione d’accesso antimafia al Comune di Gioia Tauro. In un momento delicato per la città, l’esponente politico richiama alla responsabilità collettiva, alla necessità di evitare toni polemici e alla centralità della legalità e della dignità istituzionale. Una presa di posizione che invita a leggere l’accaduto non come uno scontro di parte, ma come una questione che riguarda l’intera comunità gioiese.

In momenti come questo, la tentazione della polemica facile o della rivendicazione personale è forte. Sarebbe fin troppo semplice dire “lo avevamo previsto”, insistere nella denuncia o alzare i toni. Ma oggi non è tempo delle parole urlate. È tempo della responsabilità. L’istituzione della Commissione d’accesso al Comune di Gioia Tauro rappresenta un passaggio grave, che interessa tutti: maggioranza, opposizione, istituzioni e comunità civile. 

Non è un fatto neutro, né può essere derubricato a dinamica amministrativa ordinaria. È il segnale evidente di una criticità profonda che investe la credibilità dell’ente e la fiducia dei cittadini.

Sono convinto che esista una maggioranza silenziosa, fatta di persone perbene, sobrie, lontane dal frastuono e dalla volgarità dei social, che vive questo momento con amarezza e preoccupazione. A loro mi rivolgo: questa non è una sconfitta di parte, è una ferita collettiva. Questo accesso mette in luce almeno due grandi questioni. 

La prima riguarda la gestione politica e amministrativa: sin dall’inizio, questa esperienza di governo è stata segnata da elementi di evidente criticità, a partire da situazioni che, seppur formalmente legittime, apparivano quantomeno inopportune sotto il profilo dell’etica pubblica e della prudenza istituzionale. Amministrare significa anche evitare di esporre l’ente a rischi prevedibili. Questo, purtroppo, non è avvenuto.

La seconda questione è più ampia e riguarda il sistema normativo stesso. Dopo decenni e ripetuti scioglimenti, è legittimo interrogarsi sull’efficacia degli strumenti attuali. Una normativa che interviene solo ex post, senza alcun filtro preventivo, e che non è riuscita a produrre nel tempo un reale risanamento, merita una riflessione seria e non ideologica. Perché se gli scioglimenti si ripetono senza restituire stabilità, legalità e piena agibilità democratica, allora il problema non è solo nei territori, ma anche negli strumenti.

Questo, tuttavia, non può e non deve diventare un alibi.

Oggi più che mai è necessario tenere insieme due principi fondamentali: il rispetto rigoroso della legalità e la tutela della dignità delle persone. La responsabilità penale è personale e tale deve restare. Allo stesso tempo, chi ha responsabilità pubbliche ha il dovere di adottare comportamenti improntati alla massima cautela, proprio per evitare che vicende individuali possano riverberarsi sull’intera comunità.

Abbiamo il dovere di attendere con fiducia il lavoro degli organi dello Stato, senza alimentare processi sommari né difese pregiudiziali. La verità va cercata con rigore, non costruita con le convenienze.

Nel frattempo, però, non possiamo ignorare il danno già prodotto: un danno di immagine, di credibilità, di prospettiva. Gioia Tauro – cuore economico strategico del Mezzogiorno – merita di essere conosciuta per le sue potenzialità, non per le sue fragilità.

Per questo oggi serve uno scatto di maturità collettiva.

Serve abbassare i toni, uscire dalla logica dello scontro permanente, ricostruire un clima istituzionale degno di questo nome. Serve, soprattutto, rimettere al centro la città, non le appartenenze.

Da parte mia, continuerò a svolgere il mio ruolo con rigore, rispetto delle istituzioni e senso del dovere, contribuendo – per quanto nelle mie possibilità – a un percorso che restituisca serenità, credibilità e futuro alla nostra comunità.

Perché, al di sopra di tutto, viene Gioia Tauro!

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