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Gioia Tauro, clima istituzionale in tensione: chiesti chiarimenti su minacce, decadenze e responsabilità politiche

Ci sono momenti nei quali una comunità non può permettersi il lusso dell’indifferenza. Momenti nei quali il silenzio smette di essere prudenza e diventa esso stesso un fatto politico.

A Gioia Tauro siamo arrivati esattamente a questo punto. Non è più possibile continuare a fare finta di nulla, né minimizzare fatti e circostanze che, per la loro gravità, impongono spiegazioni chiare e assunzione di responsabilità da parte di chi oggi guida le istituzioni cittadine.

L’ultimo Consiglio comunale ha consegnato ai cittadini uno scenario che desta forte preoccupazione. Da un lato la controversa decadenza del consigliere di opposizione Salvatore La Rosa, rispetto alla quale sono stati sollevati pubblicamente dubbi sulla correttezza degli atti adottati e sull’applicazione delle norme regolamentari; dall’altro le pesanti dichiarazioni rese in aula da una consigliera di maggioranza, che ha riferito pubblicamente di presunte minacce rivolte al proprio coniuge da parte del Presidente del Consiglio comunale Giulio Ranieri, alla presenza del Sindaco Simona Scarcella.

Si tratta di affermazioni gravissime che non possono essere archiviate come semplice dialettica politica né sommerse dal rumore delle contrapposizioni di parte. Meritano chiarimenti immediati, completi e inequivocabili da parte di tutti i soggetti coinvolti.

La maggioranza, nei giorni scorsi, ha espresso solidarietà al consigliere Luciano Mangione per quanto accaduto durante il Consiglio comunale, condannando il linguaggio utilizzato nei suoi confronti. Una presa di posizione legittima. Anche se sappiamo tutti, però, che quelle parole descrivono un modo di dire tipico della nostra realtà cittadina, sfuggito in un momento di tensione; un’uscita sicuramente infelice, ma che non va strumentalizzata oltre il suo reale peso. Tuttavia, la stessa fermezza dovrebbe essere adottata ogni volta che emergono episodi intimidatori o minacciosi, indipendentemente da chi ne sia protagonista o destinatario.

Per questo motivo non possiamo non ricordare il silenzio che ha circondato le notizie relative a una presunta minaccia che sarebbe stata rivolta, non molto tempo fa, tramite messaggi provenienti dal cellulare dello stesso consigliere Mangione, a una commerciante gioiese. Una donna, una madre, una lavoratrice. Se il rispetto delle persone e delle istituzioni è un valore autentico, esso deve valere sempre e per tutti, senza doppi standard e senza indignazioni selettive.

Allo stesso modo desta sconcerto l’utilizzo, attribuito al Presidente del Consiglio, del termine “scissionisti” nei confronti di alcuni consiglieri di maggioranza che avevano deciso di abbandonare l’aula. In un territorio che ha conosciuto il peso della criminalità organizzata e che porta ancora le ferite di una lunga stagione di violenza, determinate espressioni non possono essere liquidate come semplici battute o eccessi verbali. Anche il linguaggio istituzionale richiede equilibrio, responsabilità e consapevolezza.

In questo quadro già particolarmente delicato si inseriscono poi le dichiarazioni rese agli inquirenti dall’imprenditore Antonino Mangione nell’ambito dell’inchiesta Res Tauro. Dichiarazioni che appartengono a un procedimento ancora in corso e che dovranno essere valutate esclusivamente dalla magistratura e dagli organi competenti, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

Nessuno intende sostituirsi agli inquirenti né anticipare giudizi che spettano esclusivamente alla giustizia. Tuttavia, sul piano politico e istituzionale, le questioni emerse non possono essere ignorate.

Dai verbali dell’inchiesta emergerebbero infatti racconti che descrivono un contesto caratterizzato da pressioni, condizionamenti e timori all’interno del tessuto economico e sociale cittadino. Emergono inoltre riferimenti a presunte richieste di assunzione di operai presso l’azienda riconducibile al cognato del Sindaco, circostanze che, seppur tutte da verificare nelle sedi competenti, alimentano inevitabili interrogativi sul piano politico.

Allo stesso modo meritano un chiarimento pubblico i rapporti professionali intercorsi tra l’architetto Franco Mangione e l’azienda riconducibile al cugino Antonino Mangione nel periodo antecedente al suo reintegro presso il Comune, così come merita una riflessione il ruolo particolarmente visibile svolto da dipendenti della medesima azienda durante la campagna elettorale che ha portato all’elezione dell’attuale Sindaco. Circostanze note alla città, che oggi assumono un rilievo ulteriore alla luce delle vicende emerse.

Non può inoltre essere ignorato il tema delle relazioni pubbliche e istituzionali che hanno accompagnato l’attuale esperienza amministrativa. In più occasioni, la stessa Sindaca ha condiviso sui propri canali social immagini e video successivamente eliminati di momenti conviviali che hanno suscitato discussione e interrogativi nel dibattito cittadino.

Non spetta a noi formulare giudizi o attribuire significati che non trovino riscontro in fatti accertati. Tuttavia, proprio perché chi amministra una comunità rappresenta l’istituzione in ogni occasione pubblica, riteniamo legittimo chiedere trasparenza e chiarimenti ogniqualvolta determinate circostanze possano alimentare dubbi o perplessità nell’opinione pubblica.

La questione non riguarda la vita privata di alcuno, bensì l’opportunità politica e istituzionale di comportamenti che, per il ruolo ricoperto, inevitabilmente assumono una rilevanza pubblica e richiedono attenzione, equilibrio e responsabilità.

Non può inoltre passare inosservata o in secondo piano la recente nomina della Commissione d’accesso da parte della Prefettura, uno strumento previsto dall’ordinamento per verificare la correttezza dell’azione amministrativa e tutelare le istituzioni democratiche. Proprio la presenza della Commissione dovrebbe indurre tutti gli amministratori a uno sforzo ulteriore di trasparenza, rigore e responsabilità.

Noi continueremo a confidare nel lavoro della magistratura e delle autorità competenti. Non abbiamo mai considerato una colpa, come qualcuno vorrebbe far credere, rivolgersi agli organi dello Stato quando emergono fatti che richiedono accertamenti. Al contrario, riteniamo che sia un dovere civico e istituzionale.

Ma accanto alla responsabilità giudiziaria esiste anche una responsabilità politica. E la politica non può rifugiarsi dietro il silenzio quando emergono interrogativi che investono la credibilità delle istituzioni cittadine.

Per questo chiediamo al Sindaco Simona Scarcella, al Presidente del Consiglio Giulio Ranieri, al consigliere Luciano Mangione e all’intera maggioranza che governa la città di fornire ai cittadini risposte chiare, puntuali e documentate sui fatti che stanno segnando queste settimane.

Non slogan. Non comunicati autoassolutori. Non diversivi.

La fiducia nelle istituzioni si difende con la trasparenza, con la coerenza e con il coraggio della verità.

Gioia Tauro merita chiarezza. E la chiarezza, oggi, non può più attendere.

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