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Gioia, Schiavone: «saremo leali con i nostri antagonisti e implacabili contro i nemici della città»

Rosario Schiavone

Riceviamo e pubblichiamo:
Ci sono due termini, due modi di dire, di uso comune nel politichese moderno, che in questi giorni imperversano sulle colonne dei giornali nelle cronache locali: inciucio e legittimazione dell’avversario.

Il primo è gergale, deriva dal dialetto napoletano ed è di origine onomatopeica (ciu-ciu), letteralmente significa pettegolezzo, ma nel linguaggio politico contemporaneo viene spesso utilizzato come sinonimo di intrigo, intesa raggiunta sottobanco, di nascosto, accordo poco chiaro, imbroglio, pastetta.
Il secondo, che deriva, invece, dal latino legitimatio viene utilizzato in riferimento al riconoscimento ad un avversario politico, della legittima pretesa all’esercizio di una funzione, perché in esso (avversario), se pur con idee diametralmente opposte, si riconoscono i requisiti richiesti dalle convenzioni accettate dal gioco politico.

Naturalmente l’uno esclude l’altro. E segnatamente, l’inciucio, implica un accordo, mentre, la legittimazione dell’avversario, ne è l’esatto opposto, è cioè, per definizione il riconoscimento ‘dell’altro’, dell’alternativo a se, del diverso, e costituisce allo stesso tempo la premessa necessaria ad un dibattito democratico e civile tra le diverse forze politiche in campo.

Ho inteso, qualche giorno addietro, in via del tutto personale, e soprattutto alla luce del sole, anzi di facebook, riconoscere nell’ex Sindaco della città Aldo Alessio il nostro avversario politico naturale, in quanto seppur lontani nelle nostre convinzioni ideologiche, lo reputo un concorrente leale, che rispetta le regole e le convenzioni del civile confronto politico e democratico.

La stessa cosa non può certo dirsi per Cittadinanza Democratica, che nel corso della sua breve avventura politica si è caratterizzata proprio per l’uso improprio e sleale degli strumenti amministrativi di cui disponeva, al fine di escludere, imbavagliare, annientare ogni legittima voce contraria e di dissenso.
Nessuno, infatti, può dimenticare il ricorso sistematico alla querela per diffamazione, i consigli comunali convocati di mattina, nei giorni lavorativi, solo per scadenze tecniche e sempre preceduti da rimpasti, le vendette perpetrate sui dipendenti comunali e sui liberi cittadini, solo perché ‘critici’, il rifiuto aprioristico ad ogni tipo di confronto, di dialogo; insomma, quell’insano senso di eterna onnipotenza che ha animato l’azione amministrativa degli ultimi anni.

Il confronto politico può assumere diversi livelli di asprezza, passando dal semplice dibattito alla “battaglia” vera e propria.

La violenza dello scontro dipende proprio dalla considerazione che si ha l’un dell’altro, in particolare se i due sfidanti si considerano “avversari” oppure “nemici”.
Nel primo caso il confronto non supererà mai una certa soglia di durezza, nel secondo caso, invece, esso può degenerare in una vera e propria guerra civile, con effetti distruttivi. Sarà quindi necessario considerare le differenze tra avversario e nemico ovvero tra concorrente legittimo e illegittimo.

Saremo leali e corretti avversari politici dei nostri legittimi antagonisti, ed allo stesso tempo, determinati ed implacabili contro i nemici, non solo nostri, ma di tutta la città.

Rosario Schiavone

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