Riceviamo e pubblichiamo la nota diffusa dall’ex vicesidnaco di Gioia Tauro Rosario Schiavone:

Il Tribunale di Palmi, accogliendo la tesi difensiva dell’Avv. Serenella Multari del Foro di Locri, ha assolto l’ex vice-sindaco di Gioia Tauro, dall’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa. La vicenda risale al novembre 2010 allorquando Rosario Schiavone nella sua veste di componente del coordinamento provinciale del Pdl e di ex vice-Sindaco della città, attraverso la diramazione di un comunicato, esprimeva una serrata e pungente critica politica all’operato del Sindaco, ritenuto incapace ed inadeguato amministrativamente.
Bellofiore ritenendo le affermazioni gravemente offensive del proprio onore e della propria reputazione, sporse querela nei confronti dell’ex vice-sindaco per il reato di diffamazione a mezzo stampa, da cui è originato il processo penale. Processo nel quale l’attuale sindaco si è costituito parte civile personalmente e nell’interesse della Città di Gioia Tauro, chiedendo la condanna dell’imputato alla pena detentiva prescritta oltre che ad un risarcimento danni complessivamente per 110 mila euro.
L’Avv. Multari ha sostenuto che quanto affermato dal Dr. Schiavone nell’articolo pubblicato a sua firma, erano frasi esplicitate esclusivamente nell’ambito del diritto di critica politica – garantito dagli articoli 21 e 51 della Costituzione – che tutela la libera manifestazione del proprio pensiero e delle proprie idee, e che intendevano chiaramente sottolineare un giudizio di inadeguatezza politica ed amministrativa, perciò di pura critica politica, che non si presta ad equivoci di altro tipo.
In particolare, non può ritenersi che dette espressioni siano trasmodate in aggressione sul piano personale senza alcuna finalità di pubblico interesse, che anzi è proprio in rapporto al pubblico interesse dei cittadini del Comune di Gioia Tauro che si lamenta l’incapacità dell’amministrazione comunale e del Sindaco. Non è l’offesa personale che viene perseguita dall’autore con l’espressione “incriminata” ma la critica politica all’azione amministrativa dei soggetti chiamati in causa. Ed è proprio la qualità pubblica e le funzioni esercitate dei soggetti che si dicono lesi, che, invece, legittima l’esporsi ad essere il bersaglio di critica. La frase “incriminata”, in altri termini, specie se letta nel contesto dell’intero articolo, esclude che l’autore volesse denigrare ed offendere sul piano personale gli amministratori, lasciando chiaramente trasparire la delusione politica rispetto ad aspettative differenti.