E ricordare le centinaia di donne che si sono battute per i loro diritti e sono morte pur di ottenerli non solo non è banale, ma è doveroso. Si tratta di un giorno in più per sottolineare le violenze che le stesse hanno subito e subiscono tutt’ora, un imput per spiegarlo a scuola e magari imparare il rispetto.
Ed è seguendo questa prospettiva che le socie del Laboratorio di lettura guidate da Monica Della Vedova e Saveria Lollio, ieri pomeriggio a Palazzo Baldari hanno voluto dare voce a tutte quelle donne che attraverso le proprie inclinazioni si sono espresse a proprio piacimento.
Ancora una volta arte, poesia, lettura e interpretazione si sono amalgamate ponendo l’accento su una sola parola: cultura. L’unico concetto capace di abbattere tutte quelle barriere architettoniche mentali che limitano il progresso.
E così ad esempio Maria Corio ha ricordato “le gesta” di sua nonna, donna Nina Musumeci, definita come “una femminista inconsapevole”; ed Enza Versace e Antonella Giovinazzo hanno letto delle creazioni artistiche di grande impatto sul pubblico.
Serena Multari, componente della commissione regionale per le pari opportunità, si è invece soffermata nel suo intervento sul tema del femminicidio e della prevenzione.
Particolarmente significativo il riferimento alla lettera di Serena Giordanelli, “costretta a lasciare la Calabria per paura di essere uccisa dal marito che aveva mandato qualcuno ad ammazzarla o al massimo lasciarla su una sedia a rotelle”. – ha spiegato – “Tutto questo è impensabile oltre che assurdo”.
E sullo sfondo dei dipinti di Graziella Papalia, rappresentanti la pace, la quotidianità e la famiglia, e di Maria Daniela Timpani, altre due poesie sono state interpretate: quella di Rita Martinelli, sempre autoironica e simpatica, e di Carmela Vaticano, letta da Alessandra Bagalà.
Ma in una giornata come quella di ieri c’è anche chi ha pensato alle purtroppo famose spose bambine, ragazzine dagli 8 agli 11 anni costrette a sposare uomini spesso anziani mai conosciuti prima e obbligate ad avere dei bambini da bambine, morendo anche di parto.
E a pensarci è stata Anna Maria Deodato, che ha composto un testo riferito al tema, mostrando delle forti ma significative immagini su un mondo a noi sconosciuto ma più che mai attuale nel 2017.
E se tutto questo dovesse risultare banale agli occhi di qualcuno, tutte le donne presenti ieri hanno dimostrato che la banalità dopo tutto non è niente male. E banale forse è chi si ostina a credere di avere potere decisionale sulle vite altrui, tanto da non concedere una volta il diritto di voto, e di non concedere oggi la libertà di scelta.
