«Fine mese è troppo tardi, dobbiamo incontrarci subito dopo l’Epifania». Con queste parole l’ex consigliere provinciale Raffaele D’Agostino ha commentato la proposto, avanzata nei giorni scorsi da Rosario Schiavone, di convocare un’assemblea popolare per proporre alle prossime comunali a Gioia Tauro, una grande coalizione, che vada oltre i tradizionali schieramenti.
D’Agostino lei non solo condivide l’idea ma stringe addirittura i tempi?
«La città è in ginocchio, bisogna arrivare preparati all’appuntamento elettorale in modo da mettersi subito all’opera, proporre progetti e ottenere adeguati finanziamenti»
Ritiene che la grande coalizione possa andare in porto?
«Dobbiamo incontrarci e capire chi ha intenzione di dare vita a questo progetto e chi no. Il rischio è quello di trovarci alle elezioni con 4 o 5 candidati. Sarebbe un fallimento non cogliere l’opportunità della grande coalizione. Nessuno può essere da solo il risolutore dei problemi di Gioia».
Anche due anni fa alla vigilia delle elezioni avete formato una coalizione eterogenea che alla fine è implosa. Cosa le fa pensare che questa volta possa andare diversamente?
«La coalizione aveva lasciato campo libero al candidato (Giuseppe Pedà ndr). Nessuno voleva posti in Giunta ma semplicemente gli avevamo chiesto di sedersi periodicamente con tutti noi per ragionare sulla parte amministrativa. Non siamo stati presi in considerazione. Dopo aver preso i voti Pedà ha chiuso l’argomento. L’esperienza è importante e serve per trovare le soluzioni ai problemi. Le faccio un esempio: per la differenziata sarebbe bastato far continuare il progetto che già era in piedi, apportando dei miglioramenti».
E stavolta cosa cambierà?
«Io ci sto se ci sarà un approccio serio. Non si può più scherzare con una comunità di 20 mila anime. Dobbiamo stabilire prima del voto i ruoli, chi deve fare cosa e come farlo, in base alle competenze di ciascuno. Chi vuole essere parte attiva di questa coalizione, deve sapere che bisogna dedicarsi 24 ore al giorno all’amministrazione. Per questo insisto che bisogna fare presto. Servono buon senso, ragionevolezza e credibilità. Capiremo subito chi vuole risolvere i problemi e chi invece vuole solo giocare».
Lei pensa a una coalizione senza simboli di Partito?
«Si, dobbiamo mettere da parte sigle e simboli. La nostra classe politica è stata adescata dalla regginità e questo ci ha fatto perdere autorevolezza sotto il profilo politico. Non abbiamo avuto modo di dare la giusta attenzione alle questioni cruciali, basta pensare alla Città metropolitana. Nel consiglio ci sono rappresentanti di piccoli comuni e mancano Gioia Tauro e Palmi che dovrebbero essere il locomotore della Piana».
