A Palmi, la Fondazione Varia continua a essere un terreno complesso, dove ogni passaggio amministrativo lascia tracce profonde. L’ultimo capitolo riguarda il nuovo Consiglio di amministrazione, nominato dall’amministrazione comunale uscente a pochi mesi dal voto a cui la Città sarà chiamata dopo l’elezione in Consiglio Regionale del Sindaco Giuseppe Ranuccio, e che oggi si trova al centro di voci e indiscrezioni che parlano di tensioni interne. Nulla di confermato, ma abbastanza insistente da alimentare interrogativi sul futuro immediato dell’istituzione.
Per capire il presente bisogna tornare indietro. L’edizione 2023 della Varia, celebrata per la sua imponenza, aveva però lasciato in eredità un debito significativo che ha creato non poche difficoltà con i creditori che incalzavano ed i decreti ingiuntivi che venivano notificati. Il CdA, consapevole della situazione, aveva impostato un’edizione 2024 sobria, quasi dimessa, con l’obiettivo di rimettere ordine nei conti. Una scelta che aveva dato qualche frutto: al 2 agosto 2025, anche se in ritardo rispetto a quanto previsto dallo statuto, il bilancio mostrava un attivo di 59.000 euro, utile a ridurre — ma non estinguere — il debito accumulato due anni prima.
Proprio in quella stessa data, però, il CdA allora in carica aveva annunciato le proprie dimissioni, con toni polemici. La motivazione ufficiale: la mancata volontà dell’amministrazione comunale all’organizzazione dell’edizione 2025, anno giubilare, che per una festa a sfondo religioso avrebbe avuto un particolare significato. Una frattura che aveva lasciato la Fondazione in una fase di incertezza, aprendo la strada alla nomina del nuovo CdA da parte dell’amministrazione ormai prossima alla scadenza del mandato.
Una scelta che aveva già suscitato perplessità tra i cittadini: un organismo con un mandato quinquennale insediato da un’amministrazione uscente appariva, a molti, come una forzatura politica.
Ed eccoci all’oggi. Il nuovo CdA, insediato da pochi mesi, si trova a dover affrontare una situazione complessa, aggravata dal peso delle eredità contabili e dalle scadenze statutarie. Secondo alcune indiscrezioni — che al momento non trovano conferme ufficiali — all’interno dell’organo sarebbero emersi malumori legati proprio alla gestione dei conti e alla prospettiva di dover certificare un rendiconto 2025 ancora appesantito dal debito del 2023.
Si tratta, è bene ribadirlo, di voci, non di fatti accertati. Ma il solo diffondersi di queste indiscrezioni è sufficiente a creare un clima di incertezza, soprattutto perché il rendiconto dovrà essere approvato entro il 28 febbraio 2026 come previsto dall’articolo 19 dello statuto della fondazione, in un momento cruciale per la programmazione della Varia 2026.
Il rischio è che la Fondazione Varia, invece di essere un’istituzione stabile e proiettata alla tutela della tradizione, continui a essere condizionata da scelte politiche, eredità gestionali e tensioni interne — vere o presunte che siano. E mentre la città guarda alla “scasata” del 2026, evento identitario per eccellenza e patrimonio UNESCO, la governance appare fragile proprio nel momento in cui servirebbero serenità, continuità e programmazione.
In attesa di conferme o smentite, resta una certezza: la Fondazione non può permettersi ulteriori incertezze. La Varia merita una gestione solida, trasparente e capace di guardare oltre le polemiche.
