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False informazioni: ai domiciliari Clemente e Giovanni Cedro

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GIOIA TAURO – Avrebbero fornito false informazioni al pubblico ministero per provare a scagionare gli imputati dell’operazione Atlantide. Per questo motivo da ieri sera il 65enne Clemente Cedro e suo figlio Giovanni, si trovano agli arresti domiciliari. Le accuse sono aggravate dalle finalità mafiose.

Padre e figlio, commercianti gioiesi con un passato da imprenditori nel settore dei video poker, erano stati individuati dagli inquirenti come vittime di usura da parte di Biagio Guerrisi e Gennaro Paolillo, considerati esponenti della cosca Piromalli.

Sentiti dal pm, hanno negato di essere stati vittime di usura e hanno esposto delle versioni di comodo finalizzate a scagionare tutte le persone arrestate nell’operazione.

Dopo l’interrogatorio padre e figlio avrebbero riso e si sarebbero vantati della versione esposta agli investigatori. Durante una conversazione telefonica avrebbero inoltre parlato della remunerazione da ottenere per le false dichiarazioni rese per favorire gli imputati.

I carabinieri della compagnia di Gioia Tauro, diretti dal capitano Cinnirella, hanno inoltre documentato il fatto che Carmine Cedro abbia informato Francesco Cosoleto, indagato nel processo Atlantide, della convocazione della procura distrettuale distretturale e del contenuto delle dichiarazioni rese.

L’indagine che ha portato agli arresti dell’operazione atlantide si è avvalsa anche delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della procura distrettuale antimafia.

I due arrestati sono ai domiciliari in attesa degli interrogatori di garanzia.

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