
Era andato a Melicucco a trovare Simona, la ragazza che frequentava, ma a Gioia non é più tornato. Più tardi si scoprirà della lite con il padre della ragazza, e della conseguente morte di Fabrizio.
Ma non é stato tutto così “semplice”. É passato un anno senza che il padre e le sorelle di Fabrizio riuscissero ad avere quantomeno il corpo del giovane, poter fare il funerale, piangere sulla tomba, e metabolizzare il tutto, per quanto possibile. Non é stato per niente facile.
Tutta Gioia Tauro si é mobilitata affinché la famiglia Pioli avesse giustizia. Affinché ce l’avesse Fabrizio, ucciso senza avere colpe.
In un territorio come il nostro si é quasi abituati a sentir parlare di omicidi, di ‘ndrangheta, faide familiari.
Ma la gente non era abituata a sentire parlare improvvisamente della morte di un ragazzone “normale”, lontano da certi ambienti, e che viveva una vita fatta di valori veri.
Fabrizio non c’é più, ma ha cambiato la storia di Gioia Tauro. Ne ha scritto paradossalmente una pagina bella, positiva, fatta di unione tra i cittadini che si sono immedesimati in suo padre, nell’amico più intimo, e ne hanno condiviso il dolore.
Il suo é un vuoto incolmabile. Ma Gioia Tauro attende ancora giustizia. Non sarà un ergastolo a far stare meglio papá e amici, ma forse la consapevolezza che fatti del genere non si verifichino di nuovo, un minimo di sollievo lo darebbe.
Fabrizio non tornerà più. Ma oggi lo si ricorda con la dolcezza e l’affetto che merita. Una goccia di positività in una città martoriata da tragedie.
Eva Saltalamacchia
