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Delitto Giuseppe Priolo, Creazzo: ipotesi di collegamento con l’omicidio Bagalà

Il tribunale di Palmi

Il tribunale di Palmi

La conferenza stampa in Procura a PalmiPALMI – Cerchio chiuso? Probabile. Intanto però gli arresti di questa mattina all’alba hanno messo un punto alla terribile faida che va avanti da ormai diversi anni a Gioia Tauro.

In manette sono finiti sei uomini, che secondo gli inquirenti sarebbero il cuore pulsante di quel «commando armato» che il 26 febbraio dello scorso anno ha ucciso Giuseppe Priolo, zio di Vincenzo, vittima di un agguato nel 2011, per il cui omicidio è finito in carcere Vincenzo Perri, già condannato in primo grado a 18 anni.

Il blitz che ha portato all’arresto delle sei persone è scattato all’alba, poco dopo le 4. Oltre 50 gli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Polizia di Gioia Tauro, diretto da Angelo Morabito, impegnati in queste eccellenti catture.

Le manette sono scattate ai polsi di Giuseppe Brandimarte di Rizziconi, Antonio e Vincenzo Brandimarte, padre e figlio di Gioia Tauro, Davide Gentile, di Gioia Tauro e Antonio e Santo Rottura, di Rizziconi.

 

Le indagini condotte dagli uomini del commissariato di Gioia Tauro e della Mobile reggina, su impulso della Procura di Palmi, hanno permesso di accertare che i Brandimarte sarebbero mandanti ed esecutori dell’omicidio di Giuseppe Priolo, mentre i due Rottura e Gentile avrebbero fornito supporto logistico prima e dopo l’esecuzione. E non è un caso, infatti, che l’auto con la quale gli assassini di Priolo si sono recati sul posto, la mattina del 26 febbraio dello scorso anno, sia stata ritrovata completamente arsa, con le armi all’interno, in campagna tra Gioia Tauro e Rizziconi, pochi giorni dopo il delitto. «Un chiaro segno di come il gruppo fosse ben organizzato», ha detto in conferenza stampa il Procuratore capo di Palmi Giuseppe Creazzo.

E non è un caso neanche  che a finire in manette sono state tutte e sei le persone colpite da ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Palmi Fulvio Accurso, su richiesta del sostituto procuratore Giulia Pantano. «Questo è un chiaro segno di come le forze dell’ordine e la Procura lavorano bene – ha spiegato il Questore di Reggio Calabria Guido Longo – raccogliendo elementi validi per gli arresti, che sono stati convalidati da un giudice per le indagini preliminari».

Pochi i dettagli e gli spunti investigativi forniti in conferenza stampa dagli inquirenti, perché, se è vero che gli omicidi dei due Priolo, Vincenzo e Giuseppe, e di Francesco Bagalà, avvenuto il 26 dicembre del 2012 a Gioia Tauro, sarebbero collegati, ebbene manca ancora qualche tassello per risolvere l’ultimo efferati delitto. E lo conferma, velatamente, Creazzo, quando rispondendo alle domande dei cronisti afferma: «c’è in ipotesi che l’omicidio di Francesco Bagalà abbia un qualche legame con i precedenti ma le indagini sono aperte».

La faida, dunque, al centro delle indagini che hanno portato agli arresti. In origine fu l’omicidio di Vincenzo Priolo, nel luglio del 2011, a riaccendere il clima in città: Priolo è stato ucciso al termine di una rissa, avvenuta lungo la Statale 18, con Vincenzo Perri, il quale avrebbe estratto la pistola colpendolo letalmente. Perri si è poi dato alla macchia, ma la famiglia Priolo lo ha cercato per mari e monti, con l’intento di farlo fuori. Lo cercavano anche gli inquirenti, e lo hanno trovato il 17 marzo scorso, in casa della nonna, a Gioia Tauro. Nel frattempo il Tribunale lo ha condannato a 18 anni in abbreviato per l’omicidio di Vincenzo Priolo.

 

Tra l’omicidio di Vincenzo e quello di Giuseppe Priolo, si inserisce il tentato omicidio di Giuseppe Brandimarte, uno degli arrestati odierni, avvenuto il 14 dicembre del 2011. Per gli investigatori il tentativo di uccidere Brandimarte è da inquadrare come una risposta all’omicidio di Vincenzo Priolo. Brandimarte è zio di Vincenzo Perri.

 

Infine, ultima vittima di questa faida, è Francesco Bagalà, per il cui delitto, avvenuto a dicembre del 2012, le indagini sono aperte a tutto campo, senza escludere collegamenti con gli altri omicidi.

Filo conduttore di questo mosaico è il collegamento di alcuni attori con la consorteria gioiese dei Piromalli, famiglia operante in città e altrove .

Viviana Minasi



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