Capire cosa pensano i giovani della Piana di Gioia Tauro, quali siano le loro aspettative e,
soprattutto, quali condizioni possano spingerli a costruire il proprio futuro nel territorio in cui sono nati. È
questo l’obiettivo della prima indagine realizzata dall’Osservatorio Socio-Pastorale Diocesano della Diocesi
di Oppido Mamertina-Palmi, presentata martedì 29 settembre nell’Auditorium della Casa del Laicato di
Gioia Tauro.
“Dare ragioni per restare. Cosa chiedono i giovani della Piana di Gioia Tauro” è il titolo scelto per la ricerca,
che ha coinvolto 1.412 studenti di età compresa tra i 13 e i 19 anni, pari al 17,8% della popolazione
scolastica di riferimento.
Ad aprire l’incontro è stato don Pino Demasi, che ha evidenziato uno degli elementi centrali emersi
dall’indagine: i giovani non manifestano necessariamente il desiderio di abbandonare la propria terra, ma
spesso non individuano nel territorio sufficienti motivazioni e opportunità per immaginare qui il proprio
futuro.
I risultati della ricerca sono stati illustrati nel dettaglio da Antonio Napoli, componente del comitato
scientifico dell’Osservatorio diocesano, insieme a Filippo Andreacchio, direttore dell’Ufficio per le
Comunicazioni sociali.
Lo studio ha preso in esame quattro ambiti principali: il benessere emotivo e la capacità di progettare il
proprio futuro, il rapporto con le istituzioni e la partecipazione alla vita civica, la cultura della legalità e,
infine, la percezione del fenomeno mafioso e della corruzione.
Tra i dati più significativi emerge una diffusa difficoltà a guardare con fiducia al futuro. Il 34,1% degli
intervistati individua proprio nella mancanza di un progetto di vita il principale elemento di difficoltà per il
proprio benessere. Un altro dato riguarda il rapporto con il territorio: il 33% dei ragazzi vorrebbe rimanere
nella Piana, ma teme di non trovare sufficienti opportunità, mentre soltanto l’11% intravede concrete
prospettive di realizzazione a livello locale.
Particolarmente rilevante è anche il dato relativo alla possibilità di lasciare la propria terra. Nel passaggio
dal primo all’ultimo anno della scuola superiore, la percentuale di studenti che teme, prende in
considerazione o ha già deciso di lasciare il territorio cresce dal 63,1% all’83%.
Dalla ricerca emerge inoltre una richiesta precisa: quella di non essere lasciati soli. Per i ragazzi, i principali
punti di riferimento restano soprattutto la famiglia e la scuola, considerate le realtà più vicine nella fase di
crescita e di costruzione delle proprie scelte.
Un altro tema evidenziato dagli studenti riguarda il favoritismo, percepito come una realtà concreta e, in
diversi casi, sperimentata direttamente. Allo stesso tempo, emerge il desiderio di partecipare
maggiormente alla vita della comunità. Molti giovani dichiarano infatti di voler dare il proprio contributo,
ma di non riuscire a trovare spazi adeguati né interlocutori adulti e istituzionali capaci di ascoltare le loro
domande e trasformarle in occasioni concrete di partecipazione.
Nel corso dell’incontro, Jolanda Talotta, componente del Comitato scientifico dell’Osservatorio, ha quindi
illustrato le principali linee programmatiche che potranno svilupparsi a partire dai risultati della ricerca.
A concludere i lavori è stato il vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, Mons. Giuseppe Alberti,
che ha innanzitutto ringraziato l’équipe che ha lavorato all’indagine, sottolineando il valore di un percorso
di ascolto capace di mettere al centro le domande e le aspettative delle nuove generazioni.
Nel suo intervento, il vescovo ha evidenziato il ruolo della pastorale giovanile, chiamata ad accompagnare i
ragazzi nella ricerca di un senso e di una direzione per la propria vita. Accanto a questa, ha richiamato
l’importanza della pastorale vocazionale, ribadendo il ruolo fondamentale che continuano a svolgere la
scuola e la famiglia.
Tra le prospettive indicate da Mons. Alberti figurano anche il rafforzamento del Progetto Policoro, che
dovrà essere ulteriormente incentivato, e la Scuola diocesana di Cittadinanza Attiva, il cui nuovo percorso
prenderà il via nel mese di ottobre.
La ricerca, dunque, consegna alla comunità un messaggio articolato: dietro il rischio di una nuova stagione
di emigrazione giovanile non c’è soltanto la volontà di partire, ma anche la necessità di trovare opportunità,
ascolto, partecipazione e motivi concreti per poter scegliere di restare.
