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Dalla Persia al mondo: il Chaharshanbeh Suri celebra la primavera e la rinascita

Il calendario iraniano e il Capodanno sono diversi da quelli occidentali. In Iran il Capodanno inizia con l’arrivo della primavera, il 21 marzo. Per questo motivo il Nowruz è stato iscritto nel 2009 nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO, perché celebra l’inizio della primavera, l’equinozio primaverile e sottolinea l’armonia tra l’essere umano e la natura.
Questo antico rituale ha più di 3.000 anni e simboleggia il vivere in armonia con la natura. Il Capodanno iraniano si chiama Nowruz, che significa “Nuovo Giorno”.
Gli iraniani celebrano anche un’altra festa in prossimità del Nowruz, chiamata Chaharshanbeh Suri. Si tratta di un’antica festa di origine ariana che si celebra la notte dell’ultimo mercoledì dell’anno (cioè il martedì sera).
Gli antichi iraniani credevano che nell’essere umano fossero presenti cinque forze:

  1. La forza della vita, cioè la forza motrice e vitale che permette all’essere umano di vivere e muoversi.
  2. Un’altra forza era chiamata “coscienza” o “deena”. Questa forza distingue il bene dal male e, dopo la morte, è chiamata a rispondere delle proprie azioni.
    3- Una terza forza è chiamata bouy, che indica i sensi o la capacità di percepire e distinguere il bene dal male.
    4- Un’altra forza è il roan (anima) che nel Giorno del Giudizio risponderà delle proprie azioni e sarà condotta in paradiso o all’inferno.
    5 – La quinta forza è il “Farohar”, considerato una parte del potere divino presente nell’essere umano e destinato a tornare a Dio dopo la morte (nell’ultimo mercoledì dell’anno che comincia dal martedì sera).
    Si credeva che dagli ultimi cinque giorni dell’anno fino ai cinque giorni successivi al Capodanno, quindi per un periodo di dieci giorni, gli spiriti dei defunti tornassero sulla terra e si recassero dalle loro famiglie per vedere come vivevano: se erano felici, se rispettavano Dio, i rituali religiosi e gli spiriti degli antenati.

Per questo motivo nacque la cerimonia di “Chaharshanbeh Suri”, che fa parte delle celebrazioni legate al Nowruz. Per gli iraniani, il mercoledì (il quarto giorno della settimana in calendario persiano) è simbolicamente legato alla creazione del sole, mentre il numero quattro sopranominato richiama le quattro stagioni, che si concludono in questo giorno.

Dal punto di vista astronomico, all’inizio del Nowruz il sole passa dalla costellazione dei “Pesci” a quella dell’”Ariete”, ovvero si avvicina molto alla Terra.

La parola Chaharshanbeh Suri è composta da due parole interne “Chaharshanbeh” e “Suri”. “Chaharshanbeh” significa “rosse e caldo” mentre suri viene a significare “divertimenti e piaceri”.

La celebrazione dell’ultimo mercoledì dell’anno segna la fine del freddo e l’arrivo della primavera. In casa, le persone indossano abiti nuovi e, con l’inizio del nuovo anno, mettono da parte inimicizie e tristezze per assicurare la felicità degli antenati.

Secondo un’antica tradizione, in questa notte si accende un grande falò che viene mantenuto acceso fino alle prime ore del mattino. Di solito il falò viene acceso il martedì sera: le persone lo accendono e vi saltano sopra, continuando la celebrazione fino al mercoledì sera.

E mentre saltano sul fuoco, cantano: «Il mio giallo a te, il tuo rosso a me».

In altre parole, le persone desiderano che il fuoco porti via il pallore, la malattia e i problemi e doni loro invece rossore, calore e forza.

Quest’anno l’ultimo mercoledì dell’anno cade il 18 marzo, quindi Il Chaharshanbeh Suri inizia la sera di martedì 17 e prosegue fino a mercoledì 18 marzo.

Un’altra tradizione vuole che, in questa notte, le ragazze si riuniscano alla ricerca dell’amore e di un futuro compagno di vita, si coprano il volto e si rechino alle porte delle case in gruppi di sette, per non essere riconosciute, chiedendo dolci e frutte secche. Esse invece di parlare, bussano su una ciotola con un cucchiaio, mentre quelli della casa, dopo aver offerto loro i dolci, cercano di indovinare chi siano.

Ballare e suonare musica vicino al fuoco è un’altra tradizione di questa serata. Alcune persone esprimono desideri nel profondo del loro cuore e si nascondono nei vicoli o vicino alle case e le prime parole che sentono dai passanti vengono interpretate come una risposta simbolica ai loro desideri.

Un’altra usanza riguarda i “khencha”: su grandi vassoi vengono disposti vari doni, tra cui abiti, dolci e altri regali destinati alla sposa. Dopo essere stati decorati con fiori freschi, questi vassoi vengono inviati alla casa della sposa.
Le noci dolci sono uno degli elementi principali dei doni per la sposa in occasione del Chaharshanbeh Suri. Insieme ad esse vengono offerti anche minestre, dolci e cioccolatini. I khencha possono essere decorati con fiori rossi naturali, che rappresentano il colore simbolico di questa festa.

Preparare il cibo, condividerlo con i vicini e far loro visita in questa sera significa rinnovare amicizie e rafforzare i legami.

Quest’anno gli iraniani celebrano l’ultimo mercoledì dell’anno accendendo fuochi in tutto il mondo nella speranza della libertà dell’Iran, affinché il fuoco della guerra possa trasformarsi in una pace e una tranquillità durature e nella caduta del regime iraniano.

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