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“Cumbertazione”: scarcerato Francesco Bagalà

Dopo la sentenza di annullamento con rinvio emessa dalla Suprema Corte di Cassazione e la successiva ordinanza di concessione degli arresti domiciliari, pronunziata dal Tribunale del riesame di Reggio Calabria, Francesco Bagalà, 41 anni, noto imprenditore di Gioia Tauro, ha ottenuto, su istanza del difensore, avvocato Domenico Alvaro, la revoca degli arresti domiciliari con la scarcerazione e la sostituzione con l’obbligo di dimora nel comune di residenza.

L’imprenditore era stato tratto in arresto, nel marzo dello scorso anno, con la pesante accusa di partecipazione ad associazione mafiosa facente capo alla potente famiglia Piromalli, numerose turbative d’asta ed altri reati, aggravati dall’articolo 7 della legge antimafia. Accuse che non avevano superato il controllo del giudizio di legittimità nel processo “Cumbertazione” che lo vede imputato unitamente ad altri suoi congiunti, funzionari e professionisti.

In accoglimento del ricorso dei difensori, avvocati Alvaro e Spigarelli, la Suprema Corte di Cassazione aveva, lo scorso mese di gennaio, annullato con rinvio, per un nuovo e più approfondito esame, l’ordinanza del Tribunale della libertà di Reggio Calabria, condividendo le censure difensive incentrate sulla mancanza di elementi indiziari idonei a giustificare l’applicazione di una misura cautelare per partecipazione ad associazione mafiosa.

In particolare, a Francesco Bagalà, che insieme al padre Luigi, si occupava dell’attività imprenditoriale nel settore dei lavori pubblici, si rimproverava di avere agevolato la cosca Piromalli, dalla quale avrebbe avuto protezione e sostegno nell’aggiudicazione ed esecuzione dei lavori pubblici.

I difensori dell’imprenditore, nel contestare radicalmente l’impianto accusatorio, hanno dimostrato, depositando una corposa documentazione con indagini difensive, memorie tecniche, che le società del Bagalà non avevano alcuna cointeressenza con i Piromalli né con altre famiglie della criminalità organizzata, tanto è vero che, dopo aver subito qualche attentato, avevano fatto ricorso per la protezione dei cantieri a servizi di vigilanza e sicurezza, come la Sicurpiana, sostenendo per questo ingenti costi.

Sulla base di tali censure, illustrate dai difensori in sede di giudizio di rinvio dalla Cassazione, il Tribunale della libertà, aveva annullato la misura detentiva quanto ai reati di natura mafiosa, concedendo poi gli arresti domiciliari per i reati residuali, esclusa l’aggravante di mafia. Arresti che ora il Tribunale di Palmi in composizione collegiale ha ritenuto non più necessari essendo bastevole la misura coercitiva dell’obbligo di dimora, anche in considerazione della recente misura di prevenzione che, con il sequestro dei beni, ha sottratto  provvisoriamente all’imputato la gestione delle sue aziende.

 

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