Sono stati in tantissimi nella Piana a sentirsi particolarmente orgogliosi e a gioire quando la 24enne Odette Giuffrida ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio.
La judoka romana e’ di origine calabrese; La nonna , Giovanna Furfaro, viveva a Cittanova. Anche in occasioni dei giochi olimpici Odette ha stretto in mano la coroncina del Rosario che la nonna le aveva donato ed e’ stato proprio a lei che ha dedicato la medaglia d’argento.
Quando e come hai iniziato a praticare judo?
Ho iniziato all’età di sei anni dopo aver praticato tantissimi altri sport. Poi vedendo mio fratello rientrare a casa felice al termine allenamenti ho deciso di provare. È stato un amore in crescita che non è mai finito.
Che emozione e’ stata arrivare alle olimpiadi di Rio così giovane?
È stato un percorso cominciato quattro anni fa, subito dopo Londra, insieme al mio allenatore Dario Romano, che è anche l’allenatore della nazionale italiana. In questo tempo sono migliorata tantissimo, ho lavorato molto, alla fine quest’ultimo anno olimpico è stato importante. Io ero sempre una delle favorite a livello mondiale. È stata una grande responsabilità. Ero la favorita anche nella squadra italiana per portare la medaglia a casa. Ciononostante ho vissuto queste olimpiadi con molta semplicità, in maniera spensierata, come se fosse una gara qualsiasi. Solo quando è finita mi sono resa conto del traguardo che avevo raggiunto.
Raccontaci la sensazione che si prova a salire sul podio dei giochi olimpici con la medaglia d’argento
L’emozione più grande e’ stata in semifinale perché vinta questa c’era poi la medaglia sicura. Successivamente ho realizzato quello che era successo, o forse ancora devo comprenderlo bene. Vedevo la felicità nei volti delle persone che mi stavano accanto, e’ indescrivibile la soddisfazione che si prova.
Tua nonna era di Cittanova, che ricordi hai di questo paese?
Sono stata a Cittanova, in vacanza all’età di otto anni. Ricordo che i miei cugini abitavano in una casetta in campagna. Facevano tutto loro, abitavano tutti insieme e compravano solo il caffè. Vivevano del raccolto della terra, dei prodotti che venivano dall’allevamento degli animali. Mi piaceva tantissimo, mi svegliavo presto al mattino, andavo a prendere le uova nel pollaio. Io sono rimasta molto affascinata da tutto questo, conto di ritornarci presto.
Hai dedicato a nonna Giovanna Furfaro la tua vittoria e porti sempre con te la coroncina del Rosario che lei ti ha regalato. Perché
In realtà in quell’occasione, prima della gara, sono andata a salutare un mio amico che si trovava sugli spalti e mio fratello mi ha consegnato la coroncina di nonna che indossava al collo. L’ho tenuta sempre con me e l’ho portata anche sul podio.
Mamma calabrese e papà siciliano, sei meridionale che di più non si può. Che tipo di educazione hai ricevuto?
Sono cresciuta forte dei valori più importanti. I miei genitori mi hanno fatto capire quali erano le cose giuste, sono stati severi al punto giusto anche perché io da piccola ero particolarmente vivace. Mi sento molto meridionale, sono una persona semplice, aperta e socievole. In nazionale i compagni di squadra provengono da ogni parte d’Italia e si notano i differenti tratti caratteriali. Noi siamo più calorosi, amichevoli, ci apriamo subito, magari il ragazzo del nord Italia ci mette un po’ di più. Ovviamente però non si può generalizzare.
Quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?
Prendere a Tokyo la medaglia che ho mancato.
