
Le indagini che hanno portato in cella Copelli si basano sulle dichiarazioni che Antonino Russo ha rilasciato alla Dda di Reggio Calabria. Russo pur non essendo mai stato formalmente affiliato alla cosca avrebbe intessuto rapporti con i Piromalli e con i Molè, dimostrando di conoscere le dinamiche, gli affari e l’organigramma della ndrina.
L’uomo ha disegnato la geografia delle zone di influenza criminale a Gioia Tauro fino al giorno dell’omicidio di Rocco Molè, avvenuto il primo febbraio del 2008: I Piromalli esercitavano il potere sul porto mentre i Molè riscuotevano le estorsioni sulla nazionale 111.
Le dichiarazioni di Russo hanno trovato immediato riscontro negli atti processuali del processo “Il crimine”.
Secondo gli inquirenti, Gianni Copelli avrebbe avuto un ruolo di direzione dell’associazione, con compiti di decisione, pianificazione e individuazione delle azioni delittuose da compiere.
Tra il 2003 e il 2005 avrebbe mediato il pagamento di una somma pari al 4% dell’importo del capitolato per permettere alla ditta Gattuso di Reggio Calabria di eseguire i lavori di ristrutturazione della facciata del palazzo Ex Upim, nel centro di Gioia Tauro. Essendo la ditta Gattuso considerata organica alla cosca Ficara – Latella di Reggio Calabria sud, Copelli sarebbe andato personalmente a Reggio per negoziare tempi e modi del pagamento dovuto.
Copelli sarebbe inoltre stato l’organizzatore di un summit mafioso che si tenne nel 2001, all’interno di un capannone industriale a Gioia tauro. In quell’occasione vennero distribuite le varie cariche all’interno del “locale” gioiese e svolti i riti di affiliazione.
Lucio Rodinò