S’ispira in chiave parodistica al genere “spaghetti western” la rappresentazione teatrale “Per un
pugno di voti”, portata in scena dalla compagnia de I Sikalindi, che ieri sera ha letteralmente
riempito in ogni suo spazio disponibile il teatro all’aperto alla Motta.
C’era tanta attesa per lo spettacolo, anticipato da una serie d’interviste fra il serio e il faceto ad
alcuni dei protagonisti dell’attuale panorama politico palmese e da “predittive” vignette umoristiche
di “palmi_sottovoce”, il profilo social che dei Sikalindi, soprattutto dopo la performance di ieri sera,
sembra condividere lo stesso DNA.
Sin dalle prime battute, l’atmosfera è esplosiva: nella cavea i due protagonisti, cominciano a
dialogare con il pubblico, creando quel ponte invisibile che abbatte la quarta parete che separa il
palcoscenico dalla platea.
Il feeling è immediato, supportato da una trama attualissima: alla vigilia del rinnovo
dell’Amministrazione Comunale, in una Palmi trasformata anche dalle immagini dell’intelligenza
artificiale in un set da far west, due fratelli, ‘U Bruttu (Giampiero Manago’) e ‘U Stortu (Marco Melissari) , decidono di candidarsi alla carica
di sindaco della città, avvicinandosi, per la prima volta nella loro vita, alla politica.
Le battute, scandite in un piacevolissimo e godibilissimo dialetto calabrese, rimbalzano sugli
“argomenti” più discussi dalla comunità cittadina: i problemi idrici, la sanità, l’ospedale, il
programma estivo, ma anche il ruolo di alcuni dei partiti politici, le abitudini e i costumi dei politici
palmesi, soprattutto di quelli più “eloquenti” sui social.
La satira è trasversale e non risparmia nessuno: dal Sindaco in carica ai Consiglieri regionali, dagli
Assessori ai Consiglieri comunali, non trascurando anche concittadini e commercianti e lasciando in
filigrana anche la figura di un sacerdote, Don John (Francesco Pio Ceravolo), molto attento alle
vicende politiche della città, dalla voce proteiforme che lo fa parlare ora come Conte, ora come De
Luca, ora come La Russa e dialogare di politica con la sua improbabile perpetua Cecia (Roberta
Eva).
Attore per una volta, anche Salvatore Celi, attuale Vicesindaco, che, nella trasposizione artistica
della sua vicenda politica, da candidato alla carica di sindaco della città, a causa della “pressione”
dei due fratelli, decide di tirarsi indietro, lasciando campo libero ai due.
Degno della migliore tradizione italiana l’esito delle votazioni: parità di voti, anzi di “un pugno di
voti”, che non alterano gli equilibri, che non danno scossoni allo status quo e che, piace pensare,
lasciano aperti scenari, che l’acuta penna del regista Salvatore Panetta starà già annotando in
qualche taccuino per la prossima rappresentazione.
Sulla scena, oltre ai già citati, tutti bravissimi gli interpreti: Giuseppe Calvo (‘U Bonu); Claudia
Fazio (‘A Sceriffa); Serena Melissari (Noi PA); Filippo Falcone (SPID); Patrizia Bruno (OSS);
Riccardo Chiappalone (il Magnate); Filippo Saffioti (Gerry Mal); Marcello Scarcella (Lo Smosso);
Giorgia Loprevite (la Miss).
Il finale, invece, ha segnato un’autentica virata sui temi della nostalgia e della memoria: un
omaggio a Pino Cicciari, scomparso lo scorso anno, voce e interprete vibrante e travolgente della
compagnia, il cui commosso ricordo, accompagnato da un collage d’immagini video di sue
precedenti performance, ha chiuso lo spettacolo con un: “io vi guardo sempre da qui”, un monito a
continuare e a perpetuare, anche nel ricordo di chi non c’è più, la suggestione del teatro e la
pungente e antica arte della satira.
