
In particolare si tratta dei così detti pesci sosia. Ovvero specie spacciate per altre certamente più pregiate, ma in realtà aventi caratteristiche organolettiche differenti e di minor valore nutritivo ed economico.
Una vera e propria truffa nei confronti del cittadino insomma e di tutti i pescatori e commercianti che lavorano onestamente nel rispetto delle regole.
I pesci in questione sono ad esempio il “bianchetto” o “neonata” di sarda, la cui cattura attualmente è vietata, a volte surrogato con il “pesce ghiaccio”, il “baccalà” che viene sostituito con il “Brosme”, pesce sosia non appartenente alla famiglia dei merluzzi.
E ancora il “merluzzo” o il “nasello”, appartenenti alla specie ittica “Merluccius Merluccius”, sostituito con inganno dal “Pollak d’Alaska”, specie meno pregiata.
Addirittura tranci di verdesca e squalo smeriglio sono stati distribuiti per pesce spada.
Tra l’altro si tratta di pesci la cui vendita non sarebbe assolutamente illegale qualora però fossero etichettati per quello che realmente sono.
Un’attività incessante insomma quella della Capitaneria di porto da sempre impegnata nella tutela del cittadino, affinché si possa divulgare il rispetto delle norme che fa parte di quel senso civico che dovrebbe essere l’ingrediente base per una sana convivenza.
Eva Saltalamacchia