Di Maria Chindamo si sono perse le tracce esattamente un mese fa. Era il 6 maggio e Maria, imprenditrice agricola di 44 anni di Laureana di Borrello, come ogni mattina stava andando a lavoro a Limbadi, nelle terre di sua proprietà. Aveva un appuntamento quella mattina con un operaio che lavora nella sua azienda, ma a quell’appuntamento Maria non è mai giunta. Qualcuno l’ha seguita nel tragitto da casa, o l’ha aspettata all’ingresso delle sue terre. Ha aspettato che scendesse dalla macchina e l’ha colpita, forse addirittura la donna sarebbe stata colpita mentre era ancora a bordo della sua auto.
Dentro la vettura, infatti, gli inquirenti hanno trovato diverse tracce di sangue e capelli, con ogni probabilità appartenenti a Maria, segno che c’è stata una colluttazione. E ancora sangue è stato trovato in un muretto vicino al cancello d’ingresso nelle proprietà della donna.
A lanciare l’allarme è stato l’operaio con cui Maria Chindamo aveva appuntamento; non vedendola arrivare, l’uomo è uscito dalla proprietà e aprendo il cancello ha trovato l’auto della donna ancora in moto, il sangue e la borsa con i suoi effetti personali. Ma di lei nessuna traccia. Da allora la Procura di Vibo non ha smesso di cercarla, anzi, di cercarlo. Gli inquirenti cercano ormai il corpo senza vita di Maria, perché sono convinti che non c’è alcuna speranza di ritrovarla viva. È stato chiaro il Procuratore capo di Vibo Valentia Mario Spagnuolo, che ha più volte ribadito alla stampa che gli inquirenti sono certi della morte della donna, ed ha utilizzato un’espressione forte. Ha detto: «Ci siamo trovati ad affrontare un caso difficile, in cui qualcuno si è sostituito a Dio decidendo chi deve vivere e chi deve invece morire».
Nelle ultime settimane le indagini sembrano aver preso una piega ben precisa, e nei giorni scorsi il Procuratore Spagnuolo, insieme al sostituto della Procura di Vibo Valentia Concettina Iannazzo, che segue l’indagine, si è recato in località Imbiscuso, poco fuori Laureana, dove i carabinieri hanno effettuato degli scavi in un agrumeto, con il supporto delle unità cinofile. L’operazione non ha dato alcun esito, il corpo della donna non è riemerso ma le ricerche continuano. La pista che si segue è quella degli interessi familiari.
A rendere ancora più difficile il lavoro degli inquirenti, ci sono almeno due elementi. Il primo di natura “tecnica”: le telecamere di videosorveglianza che si trovano nella zona in cui l’auto di Maria è stata ritrovata, sarebbero state manomesse proprio al fine di non riuscire ad operare una ricostruzione esatta di cosa è accaduto quella mattina. E c’è poi un altro elemento, il silenzio. Quasi nulla la collaborazione degli abitanti del posto, chiusi nell’indifferenza dinanzi ad una così crudele vicenda, di chi potrebbe sapere qualcosa, di chi potrebbe aver visto strani movimenti quella mattina del 6 maggio scorso, ad un anno dalla scomparsa del marito di Maria, Ferdinando Punturiero, morto suicida.
Maria ha tre figli, due minorenni, una madre ed un fratello che da un mese attendono che ritorni a casa, e che continuano a lanciare appelli in tv, attraverso la stampa. «Chi sa parli», ripetono.
