Le vergognose condizioni in cui sono costrette a vivere circa 2000 persone nella tendopoli della zona insustriale di San Ferdinando hanno spinto anche il gruppo 202 di Palmi di Amnesty International a prendere una posizione e a denunciare la gravità di quanto sta accadendo.
«Era il 7 gennaio 2016 quando il presidente della regione Calabria, Oliverio, dopo aver fatto visita alla tendopoli di San Ferdinando, ha affermato che la situazione della tendopoli era non degna del vivere civile – hanno scritto in una nota – e che perciò sarebbe stato necessario agire al più presto per dare dignità a quel luogo e a chi lo abitava. Nello stesso giorno Oliverio afferma di aver concordato con il prefetto di Reggio Calabria un percorso per fronteggiare l’emergenza ed attivare un intervento umanitario. A un anno da queste parole, nulla è cambiato».
Il gruppo palmese domenica ha portato al campo migranti beni di prima necessità e ha registrato ulteriori gravi arretramenti delle già precarie condizioni della tendopoli.
«Come gruppo Amnesty e come singole persone riteniamo che le condizioni di vita all’interno della tendopoli di San Ferdinando siano disumane. – si legge nella nota stampa – Cumuli di spazzatura circondano all’esterno il campo e ne riempiono l’interno, carcasse di animali giacciono in mezzo alla spazzatura, il fango è ovunque e la fornitura di elettricità non è sempre costante. Questi e altri problemi rendono poco o per nulla dignitosa la sopravvivenza all’interno della tendopoli».
Come già aveva fatto l’associazione Medici per i diritti umani e qualche giorno fa la segretaria della Flai Cgil, Celeste Logiacco, anche il gruppo di Amnesty si è appellato alle istituzioni per chiedere l’attuazione di interventi che pongano fine o quanto meno mitighino i disagi e le sofferenze dei lavoratori stagionali africani presenti nella campo e nella fabbrica occupata dell’area industriale. «Chiediamo alle istituzioni competenti che venga preso atto di ciò e che si provveda affinché – hanno concluso – si crei un’alternativa umana e dignitosa per le persone che per i più svariati motivi sono costrette a vivere in questo luogo di non-umanità».
