San Fantino, noto come “il vecchio” per distinguerlo dall’altro San Fantino di Taureana, monaco del X sec.
E’ chiamato “il cavallaro” e “il taumaturgo” ed è il Santo più antico della Calabria.
La sua vita è narrata in un bios, una biografia agiografica scritta in greco nell’VIII secolo dal vescovo Pietro.
Nato nel 293 a Taureana di Palmi (Reggio Calabria), Fantino lavorava come domestico presso un nobile
patrizio romano di nome Balsamio.
La sua natura gentile, umile e caritatevole lo portava a nascondere la sua fede cristiana, dedicandosi alla
preghiera e all’aiuto dei poveri. Per sostenere i bisognosi, Fantino trovò un modo innovativo: lavorava di
notte con le cavalle del suo padrone per trebbiare il grano.
Un giorno, alcuni malintenzionati accusarono Fantino di sfruttare le cavalle. Balsamio, infuriato, si recò al
pascolo per verificare. Accortosi del pericolo, Fantino, con un frustino e una preghiera, trasformò il grano in
un prato verde, ingannando il nobile. Tuttavia, gli accusatori insistettero e Balsamio tornarono ancora più
arrabbiato. In questa occasione, Fantino cercò di fuggire a cavallo, ma si trovò di fronte al fiume Metauro
(oggi Petrace). Con un gesto miracoloso, toccò le acque e ordinò al fiume di fermarsi, permettendogli di
attraversare con le cavalle. Stupito dalla scena, Balsamio chiede perdono a Fantino, si convertì al
Cristianesimo e si fece battezzare.
Fantino morì nel 336 a Taureana di Palmi e fu sepolto nella villa del suo padrone. La sua tomba, situata
nella cripta di Balsamio, è ancora oggi un luogo di venerazione.
Un miracolo avvenne secoli dopo la sua morte, quando i Saraceni minacciarono di saccheggiare la Calabria.
I fedeli pregarono San Fantino per la salvezza e, mentre le navi si avvicinavano, una tempesta violenta si
abbatté sulla flotta, distruggendola. Alcuni superstiti raccontarono di aver visto una donna e un giovane su
uno scoglio, con una torcia che scatenava la tempesta: erano la Madonna e San Fantino. Da quel momento,
a Taureana di Palmi si celebra il culto di Maria Santissima dell’Alto Mare e ogni 24 luglio i fedeli festeggiano
il loro patrono con la benedizione di cavalli e cavalieri.
Nella cripta di San Fantino si praticava il rito dell’incubatio, dove i malati si addormentavano a contatto con
il suolo sacro per invocare l’intercessione del santo. Qui si trovava anche un’antica condotta d’acqua
sorgiva, elemento chiave per i riti di guarigione e purificazione. Questo rito, che ha radici pagane, era legato
al culto del dio greco della medicina Asclepio. I pellegrini seguivano rituali di purificazione prima di passare
la notte nel tempio, sperando in una visione divina che potesse guarirli.
Visitare la Cripta di San Fantino significa toccare con mano le radici della cristianità nel Sud Italia, in un
luogo dove storia, fede e paesaggio si intrecciano. La cripta, situata a Taureana di Palmi, è parte di un
complesso architettonico che include una chiesa ottocentesca e strutture murarie di una basilica funeraria
del VI secolo, ancora oggetto di studi e restauri.
In un mondo che spesso sembra smarrito, la figura di San Fantino ci ricorda l’importanza della fede, della
carità e della speranza. La sua vita, segnata da atti di amore e di coraggio, ci invita a riflettere su come ogni
piccolo gesto di gentilezza possa trasformare la realtà che ci circonda. Che la luce della sua spiritualità possa
guidarci nel nostro cammino, ispirandoci ad essere portatori di pace e bene nel cuore degli altri.
San Fantino il Vecchio: alle radici della cristianità calabrese, tra storia, miracoli e devozione millenaria
