
Al centro dell’operazione, denominata Sant’Anna, le dinamiche criminali delle cosche Pesce e Bellocco di Rosarno, in particolare i carabinieri hanno seguito tutti i movimenti effettuati dal boss Umberto Bellocco, dal momento della scarcerazione (avvenuta lo scorso aprile dopo 21 anni di detenzione) scoprendo una serie di azioni, effettuate con altri esponenti della cosca, volte alla riorganizzazione delle attività illecite a Rosarno e a riallacciare le relazioni con i capi delle altre cosche di ndrangheta.
Gli inquirenti avrebbero inoltre provato che Bellocco e le altre persone fermate potessero disporre di un ampio arsenale e che si fossero attivate per reperire armi ancora più pericolose.
Dalle indagini emerge anche la figura di Umberto Emanuele Oliveri, nipote di Umberto Bellocco. L’uomo sarebbe stato indicato dallo zio come reggente degli interessi della cosca nei traffici illeciti all’interno del porto di Gioia Tauro.