Un recente report di Federconsumatori, Fondazione Isscon e CGIL sulla pervasività del gioco d’azzardo intitolato Libro nero sull’azzardo “Lo Stato perdente” ha restituito un dato emergenziale per la regione Calabria, da tempo investita da un allarme di ampia rilevanza sociale ed economica che vede il trend negativo incrementarsi di anno in anno il cui fulcro è incentrato sulla ludopatia e sul gambling nelle sue implicazioni fisiche e digitali.
Nel 2025, infatti, la raccolta del gioco d’azzardo, tra fisico e online, ha superato i 6,17 miliardi di euro in Calabria, con una media pro capite di quasi 4.000 euro (3.994,98 euro per la precisione), un dato che colloca la regione al poco ragguardevole terzo posto in Italia. Una cifra monstre rapportabile a circa il 7,3% del PIL nazionale.
“L’aspetto centrale da analizzare – viene riportato nell’indagine – è rappresentato dall’origine dei flussi economici che vengono ‘investiti’ in azzardo e con quale finalità. Il decentramento della generazione dei volumi di gioco verso realtà demograficamente ridotte rappresenta una delle modalità attraverso le quali la malavita organizzata individua aree più nascoste per il riciclaggio del denaro e per le proprie attività”. Esiste poi, prosegue lo studio, “una relazione inversa fra la situazione socioeconomica finanziaria e l’incremento della raccolta complessiva dei giochi d’azzardo”.
Un fenomeno che deve far riflettere non solo perché la Calabria si colloca al terzo posto a livello nazionale per spesa pro capite in gioco d’azzardo ma anche per la distribuzione geografica nel contesto delle cinque provincie con Cosenza che detiene il primato per la raccolta maggiore (2,16 miliardi), seguita da Reggio Calabria (1,85 miliardi), Catanzaro (poco sopra il miliardo), Crotone (oltre 537 milioni) e quindi Vibo Valentia (oltre 522 milioni) benché i dati più inquietanti rilevati dal resoconto, tuttavia, emergono soprattutto in piccoli centri come San Luca, Tropea, Ricadi, Stefanaconi e Melito Porto Salvo dove gli effetti sono apparsi davvero impattanti.
«La definiamo una vera tassa sulla povertà perché interessa molte realtà del Mezzogiorno dove sappiamo che le condizioni economiche e sociali non sono assolutamente facili. Oltre 6 miliardi di raccolta di gioco in Calabria sono una cifra imponente. Volumi di gioco che arrivano a 165 miliardi a livello nazionale, e se mettiamo il gioco pienamente illegale arriviamo a 204, sono valori che superano di tanto quelli di una finanziaria ed è naturale che dentro queste dinamiche ci sia anche il controllo della filiera del gioco da parte delle mafie con uno spostamento del gioco, in alcuni territori, che lasciano presagire una movimentazione di denaro e di somme imponenti che non hanno modo di essere giustificati» ha evidenziato la presidente di Federconsumatori Calabria, Mimma Iannello.
Una bad habit che lega, a doppio filo, vizio e indebitamento, molto spesso prosciugando il potere d’acquisto delle famiglie aumentandone l’esposizione finanziaria trasformata in debito cattivo quanto improduttivo perché «Il meccanismo psicologico è noto – ha spiegato Elena Mancuso, avvocato e membro del direttivo Nazionale dell’Adusbef Aps – il giocatore, convinto di recuperare le perdite con la giocata successiva, entra in una spirale di debiti crescenti».
Un vortice che si attiva con frequenti richieste di denaro, anticipi sullo stipendio, uso continuo di carte di credito e piccoli prestiti accumulati uno dopo l’altro con il rischio che il dovuto scivoli ben presto nell’usura. E quando il peso diviene insostenibile, le insolvenze fanno il resto attivando pignoramenti immobiliari e aste giudiziarie (+12,5% rispetto al 2024, con oltre 33.000 immobili messi all’asta nel solo primo trimestre e un valore complessivo superiore ai 6 miliardi di euro).
