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Polistena dice addio alla piccola Chiara. “Amare è più forte che morire”

Il lutto cittadino ha fermato una intera città chiamata ad assistere ai funerali per rendere omaggio alla memoria della piccola Chiara Mammola venuta a mancare tragicamente nel tardo pomeriggio di mercoledì a causa di un fatale incidente accaduto mentre il papà Vincenzo era intento ad operare con il trattore in campagna stravolgendo la vita di un’intera famiglia che, con grande forza e dignità, si è ritrovata assieme ad una immensa moltitudine di amici e concittadini per celebrare le esequie, officiate dal parroco don Pino Demasi, e tenutesi presso il duomo di Santa Marina Vergine.

Una chiesa debordante di cuori provati dal dispiacere che hanno voluto porgere l’ultimo saluto a Chiara stringendosi umanamente e coralmente a tutta la famiglia. Silenzi composti e tanti, tantissimi occhi lucidi e rigati da lacrime copiose sono stati il supporto più sentito di fronte ad una tragedia che ha scosso profondamente le coscienze di tutta la comunità polistenese e dei paesi vicini. A rappresentare la città l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Michele Tripodi mentre la presenza istituzionale degli uomini della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri ha offerto ai familiari l’abbraccio dello Stato con garbo e discrezione.

Sui volti emaciati di mamma Martina, papà Vincenzo e del piccolo fratellino Michele tutta la commozione per un dramma che ha segnato, per sempre, il loro cammino. Un dolore evidente, fortissimo ma ieratico, sostenuto però dagli sguardi e dalle preghiere di una città intera chiamata a farsi davvero forza e comunità per condividere tanta indicibile sofferenza.

«C’è un silenzio oggi che pesa più di ogni parola. Un silenzio fatto di dolore, di incredulità, di immagini che non si riescono a cancellare, di domande che restano sospese e sembrano non trovare risposta. Davanti alla morte di Chiara, una bambina così piccola, così piena di vita, noi non abbiamo spiegazioni che possono consolare davvero» ha detto don Pino avviando la sua riflessione, con la preghiera e la carezza che anche il vescovo mons. Giuseppe Alberti non ha voluto far mancare, in un’omelia dai toni pacati e consolatori ricordando l’importanza della vicinanza di tutti verso una famiglia dal cuore spezzato messa così duramente alla prova ma invitata ad attraversare questo dolore come Gesù.

«Oggi possiamo immaginare Chiara non nella violenza che l’ha portata via, ma nelle braccia di Dio. Non nel dolore, ma nella pace, non nella paura, ma nella luce» ha ripreso ancora il parroco ricordando che il dolore resterà «e sarà lungo» sebbene addolcito dalla presenza silenziosa di Dio. «Possiamo fare solo una promessa, non lasciarvi soli. Stare accanto, con rispetto, con delicatezza, senza pretendere di capire tutto, ma condividendo almeno un po’ di questo peso» perché, è stata la chiosa, «c’è un filo invisibile che la morte non può spezzare: l’amore tra questa bambina, i suoi genitori e il fratellino che non è finito. È cambiato, esiste ancora ed è custodito in Dio».

La successiva lettura di un breve messaggio da parte delle maestre di Chiara ha concluso la toccante celebrazione. «Ci troviamo a condividere un dolore così profondo, difficile da descrivere» riportava un passaggio mitigato dalla certezza «che saprai, da lassù, vegliare sui tuoi amati genitori, il tuo caro fratellino, i tuoi nonni e tutti i tuoi cari» perché «amare è più forte che morire» hanno voluto ricordare, regalando un ultimo sorriso, le sue insegnanti.

Terminate le esequie, la folla commossa si è stretta attorno ai familiari sul sagrato della chiesa attraverso la scenografia di un rosario formato da tanti palloncini bianchi e rosa lasciati librare in aria assieme ad applausi scroscianti, confusi alle ultime lacrime liberatorie, a fare da corollario alla piccola bara bianca di una giovanissima vita volata in cielo, insensatamente, troppo presto.   

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