Niente da fare per la presentazione a Palazzo Sigillò del nuovo libro di Francesco Pisano “Polistena senza amore non c’è futuro”, e sarebbe stata la prima iniziativa culturale assoluta tenuta nella nuova Casa della Cultura fresca di inaugurazione. Stando a quanto riferito dallo stesso Pisano, il no – arrivato con una pec indirizzata all’Associazione culturale Polistena Futura anziché allo stesso richiedente slegato, in questo caso, dalla figura politica di consigliere capogruppo di minoranza – sarebbe stato motivato dal Responsabile della gestione del patrimonio immobiliare del Comune dal fatto che, ancora, il palazzo non è dotato di regolamento per lo svolgimento di eventi ed iniziative culturali.
Una spiegazione che, all’autore, è sembrata più un cavillo mascherato da deterrente il quale, citando la dichiarazione di inaugurazione da parte del sindaco, avrebbe voluto metterne in pratica i palesati intenti secondo cui «la struttura sarebbe stata “la casa di tutti”, un luogo aperto alla cittadinanza, alle associazioni e a chiunque intendesse promuovere iniziative culturali, presentazioni di libri e momenti di confronto» arrivando a chiedersi se il luogo rappresenti «davvero uno spazio aperto a tutti i cittadini oppure il suo utilizzo è subordinato a valutazioni di altra natura?».
Un libro nel quale Francesco Pisano, nelle vesti di scrittore, chiarisce di aver trattato temi legati alla città di Polistena, al suo presente e alle sue prospettive future. Argomenti tuttavia – sempre per come riportato dallo stesso Pisano, piuttosto crucciato dai preconcetti ideologici del sindaco che «non lo ha ancora letto e non sa cosa tratta» – stroncati dal primo cittadino tanto da venire classificati, in commento social, “vomitevole raccolta di menzogne”.
«La cultura dovrebbe essere luogo di confronto, pluralismo e libertà di espressione. Dovrebbe accogliere idee diverse, non selezionarle. Dovrebbe favorire la partecipazione, non scoraggiarla. Oggi, purtroppo, il rischio è che il Palazzo della Cultura venga percepito non come la casa di tutti, ma come uno spazio nel quale alcuni possono entrare e altri devono restare fuori» ha affermato, dal canto suo, Pisano con una punta di amarezza, aggiungendo che «la cultura non può trasformarsi in propaganda».
