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Per produrre la Fanta si continuerà a utilizzare il succo di Rosarno

ROSARNO – Il caso Coca Cola sembra essere giunto ad un conclusione positiva. Le arance di Rosarno continueranno ad essere utilizzate per dar gusto alla bibita Fanta destinata al mercato italiano.

La notizia è arrivata al termine dell’incontro di una delegazione della multinazionale di Atlanta con il ministro alle Politiche Agricole Mario Catania.

Dopo aver paventato la possibilità di abbandonare il mercato pianigiano, a causa dell’inchiesta sullo sfruttamento dei lavoratori africani di Rosarno, apparsa su The Ecologist, i dirigenti del colosso statunitense hanno fatto sapere che non vi sarà alcuno stop alle forniture dalla Calabria.

Il ministro Catania ha strappato un’altra promessa importante ai delegati della nota multinazionale: il 100% del succo concentrato d’arancia da utilizzare per la Fanta destinata al mercato del bel paese sarà acquistato in Italia, fattore che dovrebbe incrementare le ordinazioni di Coca Cola in Calabria.

Inoltre, a partire dal prossimo anno verrà adottata una contrattazione pluriennale tra le aziende, così da poter dare a tutti i soggetti impiegati nella filiera la dovuta serenità, senza la solita rinegoziazione annuale di prezzi e quantitativi.

Nella nota del Ministro si legge infine quanto sia necessario «uno sforzo di tutti, a partire dalle Istituzioni, fino ad arrivare ad organizzazioni agricole e imprese, affinchè si riesca a rafforzare la filiera agrumicola meridionale, salvaguardando un reddito adeguato per gli agricoltori e corrette condizioni di lavoro per i salariati».

Dopo aver spiegato di voler riunire al più presto tutti gli attori della filiera per capire quali possano essere le condizioni che consentano di giungere ad una crescita durevole di questo martoriato settore, Catania ha concluso spiegando che «in questo quadro giocherà sicuramente un ruolo positivo la nuova normativa varata dal governo sulle relazioni commerciali all’interno della filiera, che prevede contrattazioni scritte e tempi certi di pagamento».

Francesco Comandè

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