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Palmesi illustri: il geografo, poeta e saggista Luigi Lacquaniti

di Francesco Lacquaniti – Quarant’anni orsono, il 31 maggio 1982, a Palmi si spense uno dei suoi figli più illustri, Luigi Lacquaniti.

Nato nella ridente cittadina tirrenica adagiata ai piedi del monte Sant’Elia l’11 novembre 1901 da Vincenzo e Annunziata Amicucci è stato geografo (furono oltre cinquanta le opere scientifiche pubblicate), poeta e saggista (scrisse anche della Varia di Palmi).

Conseguita la licenza ginnasiale e il diploma magistrale e avute le prime esperienze dell’insegnamento elementare, nei primi anni ’20 fonda, con Felice Battaglia, Domenico Antonio Carbone e altri illustri palmesi, il circolo “Fondaco di Cultura” e una rivista letteraria “Ebe”. Durante lo stesso periodo presta servizio militare a Torino congedandosi col grado di Sottotenente. La poesia, forma espressiva e letteraria verso la quale manifesta una particolare inclinazione che cercava quasi di nascondere come affermava un suo fraterno amico Giuseppe Naccari, trova la sua ragione in un volume in versi intitolato “Luci sul mare” del 1934 seguito nel 1939 da una seconda raccolta “Strade e Cieli”. Nominato dal Commissario Prefettizio Vincenzo Silipigni Direttore della Biblioteca Comunale di Palmi (oggi intitolata a Domenico Topa) se ne occupa quasi ininterrottamente fino al 1940 quando sarà chiamato alle armi come ufficiale di artiglieria.

Al fine di rendere i suoi studi multidisciplinari, vira sulla Geografia seguendo una passione scoperta sui banchi di scuola. Disciplina che lo porta a girare in lungo e in largo la Calabria poiché come lui stesso affermava “la Geografia si studia con i piedi, non con la testa”. “Bradisismi calabresi” (1926) a cui seguì “Bellezze naturali della Calabria: il monte Sant’Elia” (1929) furono le due prime opere scientifiche pubblicate. Laureatosi nel frattempo in Lettere presso il Magistero dell’Università di Messina si apre la strada all’insegnamento secondario.

Giunti negli anni ’40 i suoi scritti vengono pubblicati nelle riviste specializzate di Geografia e, riconoscendo la sua valida attività scientifica (nel 1941, con la nota sugli studi per la conoscenza geografica della Calabria, risulta il primo calabrese a interessarsi della disciplina), nel 1945 (sposatosi nel frattempo con Elena Seminara dalla quale avrà quattro figli: Annunziato, Maria, Ugo e Vincenzo) viene chiamato a ricoprire il posto di assistente straordinario di Geografia presso l’Istituto Orientale di Napoli (fu collaboratore del professor Elio Migliorini) fino al 1950.

I suoi studi in ambito geografico sfociano in altre pubblicazioni tra le quali: “Spostamento di sito di alcuni centri abitati della Piana di Palmi in relazione ai terremoti del 1783” (1942); “Agricoltura, vie di comunicazione e porti in Calabria secondo la morfologia” (1942); “I Paleotimavo e l’antica idrografia subaerea del Carso Triestino” (1942); “L’evoluzione degli insediamenti umani in Calabria” (1946), “Glacialismo quaternario in Calabria” (1949) che, individuando forme glaciali in Aspromonte, sovverte l’idea che la Calabria fosse rimasta esclusa da tale fenomeno e una ricca monografia sul “Dossone della Melia” (1950).

Nel 1952, con un gruppo di lavoro della Soprintendenza da lui guidata, individua la cripta di san Fantino il Cavallaro tra le rovine dell’antica Tauriana che, una quarantina di anni dopo, verrà definitivamente bonificata e riportata alla luce da un gruppo di volontari del Movimento Culturale San Fantino. Nell’ottobre del 1953, vinto il concorso, è nominato straordinario di Storia e Geografia presso l’Istituto Nautico di Riposto (Catania) passando, l’anno successivo, in quello di Messina dove vi rimane fino al 30 settembre 1962 in quanto dal giorno successivo occupa la cattedra di Italiano e Storia presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Palmi con incarico di presidenza.

Nel 1955, in collaborazione con Antonino Basile, Nicola De Rosa, Giuseppe Pignataro, Francesco Salerno, Francesco Cipri e Antonino Nasso, fonda il museo di etnografia e folklore “Raffaele Corso” sito in Palmi all’interno di Palazzo San Nicola. Negli anni di insegnamento secondario a Messina continua a pubblicare articoli e note che erano soprattutto spunti per nuove ricerche in una regione che, negli aspetti geografici, era tutta da esplorare. Tra gli articoli si ricordano “Lo stato attuale delle conoscenze sul carsismo e sulla idrografia sotterranea in Calabria” (1955) e “Aspetti geografici della vita agricola e pastorale del Poro in Calabria” (1957). Ottenuto, nell’anno accademico 1955-56, l’incarico di insegnamento presso la cattedra di Geografia Economica dell’Università degli Studi di Messina, incarico che mantenne fino a fine carriera (primi anni ’70), consegue la libera docenza in Geografia (1959).

Tra gli anni ’60 e ’70, escludendo alcuni articoli divulgativi pubblicati su Tuttitalia riferiti alla Piana di Palmi (1963) e al gruppo delle Serre (1963), uno scritto su “Le aree secondarie socio-economiche della Calabria” (1969) e una nota di aggiornamento “Calabria oggi” (1973) sulle condizioni antropiche ed economiche della regione, la produzione si incentra sul turismo accorpandone i suoi aspetti geografici in funzione di una programmazione turistica e sulla geografia umana della Calabria con la pubblicazione di un volume “Calabria natura e storia” (1979) con il quale descrive le sub regioni umane della Calabria. Nello stesso periodo fu, inoltre, fondatore e presidente della sezione regionale calabrese dell’Associazione italiana insegnanti di Geografia.

Dopo la scomparsa furono tanti i riconoscimenti. Nel 1987 gli fu dedicato un convegno di Geografia tenutosi a Palmi presieduto dal professor Domenico Ruocco dell’Università di Genova e, nello stesso anno, l’Università degli Studi di Messina gli intitolò il laboratorio di Geografia Economica della facoltà di Economia. È, invece, del 2001, a cent’anni dalla nascita, la posa di una epigrafe marmorea da parte del Comune e della Pro loco di Palmi nella sua casa ubicata nella via a lui intestata. Nel 2014, in un convegno organizzato presso la Casa della Cultura Leonida Repaci di Palmi, pregevole fu l’intervento dell’amico e professore Santino Salerno il quale, rimarcandone le straordinarie capacità poetiche, che coniugate a quelle scientifiche ne facevano una singolare figura di intellettuale, riferì di una lettera del poeta Attilio Bertolucci del 1934 a lui indirizzata che definì bellissime e non arzigogolate le sue poesie. 

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