“Chi spegne i locali spegne la città”. Messaggio conciso e diretto, lanciato dai proprietari di un locale del centro di Palmi, l’Araba Fenice, chiuso per 24 ore a seguito di una sanzione emessa dalla polizia locale, su ordinanza del sindaco, per aver violato il regolamento comunale che disciplina la diffusione della musica nei locali pubblici.
Allo scoccare della mezzanotte di ieri il locale è stato costretto a chiudere battenti ma la sanzione si è subito trasformata in una protesta che ha coinvolto i proprietari di tutti i locali del centro cittadino, alle prese con le segnalazioni a cadenza quasi quotidiana da parte di cittadini a cui la musica disturba il riposo.
I fatti
Il 3 agosto è stata notificata ai proprietari dell’Araba Fenice un’ordinanza di sospensione dell’attività, emessa dal comandante della polizia locale a seguito di una nota inviata dai carabinieri il 21 luglio, redatta dopo un controllo nel locale. Il 3 luglio i militari, dopo una segnalazione da parte di persone residenti al centro, hanno eseguito un controllo nel locale, rilevando che alle 23:36 veniva diffusa della musica, in violazione dell’ordinanza 16/2016 del sindaco emessa nei confronti dei proprietari del locale, che permetteva la trasmissione della musica fino alle 23:00.
In precedenza, a dicembre 2015 e gennaio 2016, ai proprietari dell’Araba Fenice erano stati fatti due richiami, sempre su segnalazione di alcuni residenti nei pressi del locale.
La protesta
La chiusura forzata del bar Araba Fenice è stata l’occasione, per i proprietari dei locali del centro, per ribadire il no al regolamento restrittivo votato in consiglio comunale, che vieta la diffusione della musica nei locali del centro oltre la mezzanotte a luglio, e l’una ad agosto.
E’ nata così la “notte muta” di Palmi, senza musica e senza il vociare dei clienti, un modo per protestare e ribadire la necessità di provvedimenti meno restrittivi per i locali, almeno nei mesi estivi, gli unici in cui la città riprende a vivere.
La note stampa
I proprietari dell’Araba Fenice, a margine della protesta, hanno diffuso una nota stampa;
“Quanto accaduto rappresenta un fatto davvero grave, forse inedito, e probabilmente non l’ultimo nella storia della nostra città, purtroppo – si legge – Il comune di Palmi ha ordinato e quindi imposto la chiusura del nostro locale poiché nei mesi scorsi avremmo violato il regolamento che disciplina le emissioni sonore. Da persone ed imprenditori seri ed ossequiosi della legge, pur non condividendola, abbiamo comunque deciso di ottemperare all’ordinanza. Al di là di questo triste episodio, il dato da evidenziare è la sempre più rilevante opera di sostanziale soppressione di qualsiasi forma di intrattenimento o attrattiva musicale, da chiunque organizzata, messa in atto da questa amministrazione comunale. Quanto detto peraltro, trova conferma nei tanti provvedimenti sanzionatori che negli ultimi giorni hanno colpito a vario modo molti altri locali della “movida palmese” (la presenza di tanti altri gestori qui con noi questa sera, è infatti la chiara testimonianza di come la protesta sia comune e condivisa). La situazione attuale, che vede Palmi spenta e depressa, è senz’altro destinata a peggiorare in assenza di provvedimenti che determinino un sensibile miglioramento della normativa del settore in questione”.
Questa mattina anche i proprietari degli altri locali del centro di Palmi hanno inviato ai giornali una breve nota:
“Sembrerebbe che ieri sera, proprio mentre un locale della movida cittadina -causa musica di intrattenimento- veniva coattivamente chiuso dall’amministrazione comunale, presso una villa privata diversi amministratori tenevano un party diffondendo musica elevata fino all’alba. E ciò, ovviamente, con notevoli ricadute per la quiete dei vicini.
Quiete e riposo dei cittadini che sono sacri quindi, solo per i pochi amici residenti nel centro storico? I nostri amministratori insomma, bravi a dettare regole e discipline vincolanti per i commercianti, tanto da costituire la fonte di tanti e diversi provvedimenti gravemente sanzionatori, sono i primi a disattendere -impunemente- le norme che essi stessi hanno ideato ed imposto; agli altri però.
Questi signori, che vogliono trasformare la città in un vero e proprio dormitorio, dovrebbero avere almeno la decenza di osservare quelle stesse norme che loro hanno voluto e che stanno di fatto portando alla soppressione dell’intrattenimento e della vitalità cittadina”.
