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La nuova vita di Sofia

Quando si ammala un bambino si ammala tutta la famiglia. È inevitabile. Il dolore di un figlio si ripercuote in maniera amplificata su mamma e papà che si sentono impotenti di fronte ad un male cosi grande.

Eppure devono farsi forza. Serve la collaborazione di tutta la famiglia, anche di eventuali fratelli per cosi dire “sani” , che si ritrovano a combattere la battaglia più dura della loro vita. E nel caso di Sofia, il nemico contro cui battersi si chiama Leucemia.

Non è una storia triste questa. Per lo meno non più e non vuole esserlo. Ma mamma Tiziana solo ora che si sente un po’ più sollevata riesce a raccontarla e a ringraziare le persone che hanno saputo capirla, aiutarla fisicamente e moralmente, ma soprattutto supportarla in un cammino tutt’altro che facile.

E tra tutti ci sono le insegnanti della piccola, che attraverso il contatto con la natura, hanno reso gradevole e leggero l’inserimento di Sofia nel vero mondo dei bambini.

Ma andiamo con ordine. Sofia si ammalò di Leucemia linfoblastica acuta di tipo B nel gennaio 2014. Aveva quasi tre anni. Venne ricoverata al reparto ematologico di Reggio Calabria seguitanon solo dagli oncologi ma anche dall’Associazione Italiana contro le Leucemie, di cui Tiziana sottolinea continuamente la grande disponibilità.

“Le cure oncologiche furono lunghe e dolorose. – ha raccontato la donna, madre di altri due figli – Tra ricoveri e degenza domiciliare Sofia trascorse più di due anni senza contatti con l’esterno. Non poté frequentare asili o ludoteche. La sua unica compagna di gioco era la sorellina, che di conseguenza fu privata delle stesse cose”.

Finiti i due lunghi anni di terapia fatta di chemio, l’impatto con il mondo esterno e l’inserimento nella società e nelle scuolerisultò più difficile del previsto. “Credeva che l’ospedale fosse la sua seconda casa – ha aggiunto – e mostrandoalcuni momenti di aggressività, non venne compresa dai suoi coetanei, e neppure la sorellina. Invece di rientrare nella realtà stavano entrando in un altro incubo”.

Nonostante la piccola sia adesso guarita, e le mancano solo due anni per scampare la possibilità di recidive, i suoi genitori si sono subito dovuti rapportare con un altro problema. Quello di far vivere ai loro figli la vita di cui erano stati ingiustamente privati. Gioco, spensieratezza, e contatto con la natura.

Lo consigliavano anche gli esperti. Ma forse neanche loro si aspettavano di poter trovare tutto questo a un passo da casa. E precisamente all’Istituto comprensivo Marvasi Vizzone di Contrada Bosco di Rosarno, diretto da Nicolantonio Cutuli.

“La casa delle fate”, l’ha definita la bambina non appena vista. Una scuola dove si gioca ancora a nascondino e si corre in mezzo agli alberi, dove si mangia la frutta e si vive di semplicità. La stessa semplicità che caratterizza le maestre Anna Maria Penna, Caterina Zavaglia, Elisa Crudo e Romina Agostino.

Sono loro che fanno impastare il pane ai bambini, che li rendono protagonisti della lavorazione della carne del maiale, della produzione dell’olio, e degli scambi culturali. “È il nostro lavoro, – hanno detto – abbiamo sempre lavorato così. Facciamo vestire i bambini da operai o contadini a seconda del lavoro che andiamo a svolgere, e facciamo sì che soddisfino tutte le loro curiosità direttamente sul campo”.

“Credo che la vita sia nelle cose semplici come la natura, – ha dichiarato ancora mamma Tiziana – anche se spessoci si crea dei pregiudizi sbagliati sulla vita nei luoghi di periferia. E invece Sofia è stata seguita dal primo giorno con amore dalle maestre che si sono rivelatedelle seconde mamme. Gli stessi compagni l’hanno accolta come se avesse sempre fatto parte del loro mondo, e tutto ciò ha permesso a Sofia di inserirsi finalmente nella società che prima l’aveva quasi emarginata”.

Tutto sommato Tiziana si considera fortunata. Nel suo percorso con Sofia ha avuto a che fare con bravi medici e associazioni vicine a tutta la famiglia, come La danza della vita o i Nasi Rossi. E adesso queste belle e brave maestre che tra le varie uscite didattiche in Biblioteca o nei musei vicini, non perdono mai di vista il loro obiettivo, il benessere dei più piccoli.

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