Significativa e di alto profilo l’iniziativa tenutasi ieri sera nella Villa Comunale “G. Mazzini” di Palmi,
che ha ospitato il dibattito dal titolo “L’Era dell’Incertezza: Scenari Geopolitici Nazionali e Globali”.
L’evento, promosso dal Comune di Palmi, Assessorato alla Cultura e Assessorato alle Politiche
Giovanili, con il contributo della Consulta Giovanile Palmese, ha avuto come suo ospite e relatore di
eccezione Marco Minniti, storica figura della politica italiana e oggi Presidente di Med’Or Italian
Foundation.
I saluti istituzionali sono stati portati dal Sindaco della Città di Palmi, Giovanni Calabria, e dal
Vicesindaco e Assessore alle Politiche Giovanili, Salvatore Celi.
Carmelo Ciappina, Assessore alla Cultura, ha introdotto e coordinato l’avvio della sessione dei lavori,
evidenziando come una tematica di così alto profilo sia d’interesse per la comunità palmese, in quanto
consente di conoscere e comprendere meglio anche la realtà quotidiana, su cui le dinamiche
internazionali hanno dei riverberi.
La conversazione con il Presidente Minniti è stata stimolata e coordinata dagli interventi di Cinzia
Battista, giornalista e analista geopolitica, e di Arcangelo Badolati, giornalista e scrittore, noto per le
sue inchieste e la sua profonda conoscenza delle dinamiche del Mezzogiorno.
Quello di Marco Minniti a Palmi è stato un felice ritorno: prima di iniziare il suo intervento, il
Presidente ha rievocato la sua esperienza di giovanissimo responsabile del PCI e ricordato l’ospitalità
ricevuta proprio a Palmi, dichiarandosi quasi incredulo del suo percorso e profondamente legato, sul
piano etico e ideale, a quella stagione formativa.
Un abbrivo un po’ nostalgico, quasi un amarcord, che rinsalda il filo invisibile che lo unisce alla
platea, ma che, nel momento in cui la conversazione “entra nel vivo”, cede il passo ad un Minniti
lucido, penetrante e, a tratti, anche ironico, che conduce il pubblico sugli scenari “caldi” della
geopolitica internazionale.
Si comincia con l’analisi del fronte russo-ucraino: un sito bellico di cui il mondo è sembrato accorgersi
solo all’atto dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ma le cui radici affondano sino al
momento dell’annessione della Crimea e alla guerra del Donbass nel 2014; una guerra che dura da ben
quattro anni, solo grazie alla strenua “resistenza del popolo ucraino”, il quale ha arginato la voluttà
espansiva della Russia, che altrimenti sarebbe stata presente sul confine dell’Europa. La narrazione
della visione “nazionalimperialista” di Putin non va sottovalutata ed evoca antiche visioni
totalitaristiche (come non ricordare Hannah Arendt ne “Le origini del totalitarismo”, n.d.r.), che
potrebbero essere contenute solo con la decisione favorevole dell’ingresso dell’Ucraina nell’UE.
Ci si sposta, successivamente, sul fronte medio-orientale, quello più raccapricciante e più drammatico
per la restituzione di numeri di morti e di atrocità inenarrabili e incomprensibili: una situazione
complessa e difficile sul piano politico e diplomatico, che trova la sua scaturigine nel riconoscimento,
alla fine della Seconda guerra mondiale, del solo Stato d’Israele e non anche di quello della Palestina.
Un’impasse che richiede un drastico cambio di rotta rispetto al passato e che passa attraverso il
disarmo di Hamas, la restituzione di Gaza ai suoi abitanti, nuove votazioni in Palestina, con una
Palestina garantita dai Paesi arabi e da Israele.
Dall’analisi della situazione di fatto, che drammaticamente rappresenta la fine dell’ordine mondiale
ereditato dopo la tregua del 1948 (“Ci sono contemporaneamente tre fronti bellici aperti”, dice il
Presidente, aggiungendo ai due precedenti anche quello iraniano), Minniti passa a delineare le
coordinate delle prospettive che possono determinare significativi mutamenti: il nuovo ordine
mondiale va costruito con l’apporto dei Paesi del Sud del mondo. E in questo nuovo scenario, cruciale
è il Mar Mediterraneo, fusione delle realtà composite e con l’Italia al centro, con l’opportunità di
ritagliarsi il ruolo di protagonista e artefice del cambiamento.
Sollecitato dalle domande di Badolati, il Presidente Minniti sposta la sua disamina sull’Africa, verso
cui l’Europa e l’Italia hanno grandi responsabilità, ma non nel vetusto e ammuffito concetto della
politica assistenziale, ma come potenziale volano di sviluppo, da emancipare dallo sfruttamento e dalla
corruzione, per la ricchezza dei suoi giacimenti di metalli delle “terre rare” e per la presenza di terre
fertili coltivabili. È, soprattutto, verso l’Africa settentrionale che deve concentrarsi l’attenzione del
Nord Europa, per evitare che il collasso di una di queste nazioni generi un effetto domino tale da
rendere ingovernabile il resto del pianeta. In questo nuovo scenario, il Presidente Minniti plaude al
Piano Mattei, che segna la rotta giusta, su cui reindirizzare non solo la politica italiana, ma quella
europea tutta. Valorizza molto, Minniti, il ruolo dell’Italia, interlocutore ideale, verso cui l’attenzione
degli asiatici è sempre crescente, come dimostrato dall’invito ricevuto dalla premier Meloni al
Consiglio dei Paesi del Golfo: “non è una questione di persona, ma di Nazione”, chiosa Minniti.
La successiva domanda di Cinzia Battista porta la discussione sull’Iran e sugli effetti della chiusura
dello stretto di Hormuz sull’economia mondiale, consentendo al Presidente Minniti di chiosare come il
controllo dei cd. chokepoint (i colli di bottiglia, ossia gli stretti marittimi di cruciale importanza
strategica e militare, il cui blocco può interrompere i commerci mondiali) sia un rituale di pressione e
di ritorsione già conosciuto e praticato nel mondo classico: così fu nel 405 a.C. con la Guerra del
Peloponneso, vinta da Sparta anche grazie all’occupazione dei Dardanelli (l’allora Ellesponto), in
modo da impedire l’approvvigionamento di risorse agli Ateniesi … nihil sub sole novi!
Le ultime domande di Badolati si focalizzano sul terrorismo internazionale e sull’incredulità che in
Italia, a differenza di altri Paesi non vi siano stati attentati terroristici. Minniti, in risposta alla prima
domanda, non concede sconti: si è di fronte ad un nemico sfuggente e imprevedibile, per affrontare il
quale tutta l’Europa deve introdurre politiche preventive. Sulla situazione in Italia, con orgoglio il
Presidente, anche da uomo delle Istituzioni, loda il valore e le competenze delle forze di polizia
italiana e dell’intelligence, che hanno costruito un’eccellente rete di contenimento anche con la
magistratura italiana, puntualizzando come le forze di polizia siano apolitiche.
Hanno chiuso la conversazione le domande di due componenti della Consulta Giovanile Palmese, a
testimonianza dell’impegno dell’Amministrazione comunale a coltivare la crescita di una coscienza
critica e civica tra i giovani del territorio. Pietro Ciappina ha chiesto al Presidente Minniti un
chiarimento su come sia possibile un controllo dei flussi migratori. La risposta di Minniti ha
tratteggiato uno scenario truce e macabro, caratterizzato da mercanti di esseri umani, prezzolati da
coloro che vogliono destabilizzare lo status quo politico. Ancora una volta il Presidente ha chiamato in
campo l’Unione Europea, che deve avere consapevolezza del fatto che le migrazioni non possono
essere cancellate, perché sono un fenomeno storico e sociale, ma vanno governate, attraverso accordi
con l’Africa, per disciplinare le migrazioni legali e contrastare quelle illegali, anche attraverso misure
di polizia internazionale. È seguita la domanda di Piero Gorgone sulle politiche di difesa dell’Europa,
per cui il Presidente Minniti ha fornito la sua ricetta: la presenza di elementi d’insicurezza impone
all’Europa un’autonomia strategica per rendere il mondo più sicuro, per questo è indispensabile “avere
politica estera comune; avere una politica di difesa; avere capacità di decisione rapida, superando il
potere di veto”, che rallenta le decisioni più importanti nei momenti cruciali.
La dotta ed elevata conversazione, attraverso cui il Presidente Marco Minniti ha condotto una platea
attentissima e che ha mantenuto alta l’attenzione per le quasi due ore in cui si celebrato l’evento,
certamente non fornisce risposte a tutte le domande che ogni cittadino dovrebbe porsi sugli attuali
scenari internazionali, ma stimola la curiosità, induce alla riflessione, traccia rotte da percorrere con un
bagaglio di informazioni, che sono strumenti utilissimi per detonare le incertezze e le paure dell’era
contemporanea e adoperarsi per edificare una società che, al netto di strategie di parte, voglia garantire
e tutelare i diritti di tutti in tutte le regioni del mondo.
