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Debito idrico, scintille tra la minoranza e Conia: «Niente vittimismi né eroismi, servono responsabilità e confronto»

Il gruppo di minoranza Sveglia

«Come consiglieri comunali abbiamo il diritto di rapportarci con i cittadini per dovere di trasparenza amministrativa. Diciamo no a diatribe inutili per distrazione di massa» ha tuonato la capogruppo di minoranza consiliare Risveglio, Lucia Alì, nel corso dell’incontro pubblico con la cittadinanza tenuto in piazza della Repubblica per riferire sulla delicata situazione del debito idrico monstre da 4,6 milioni di euro sentenziato dal Tribunale di Catanzaro ai danni del Comune di Cinquefrondi, già alle prese con un importante piano di riequilibrio, rispondendo così al “suggerimento” contenuto in un video social del sindaco Michele Conia di evitare strumentalizzazioni sulla vicenda con «processi in piazza».

Michele Galimi, oggi consigliere comunale ma già sindaco in alcuni anni di maturazione del debito, ha cercato di spiegare le dinamiche di quella che ha definito essere «una ingiustizia», evidenziando il tentativo di «opporsi allo strapotere della Regione» che aveva ereditato la gestione della convenzione sull’acquedotto comunale realizzato nel 1962 dalla Cassa del Mezzogiorno calcando successivamente la mano su tariffe e operatività, salvaguardando l’operato dei vari funzionari comunali pro-tempore ma anche evidenziando che lo stesso sindaco Conia, nel 2007 assessore comunale con il sindaco Alfredo Roselli, aveva certificato, in una delibera, i “diligenti accantonamenti” delle somme che le diverse amministrazioni avevano posto in bilancio per i canoni idrici dovuti. «Ci assumeremo tutte le nostre responsabilità ma ognuno si deve assumere le responsabilità che ha» ha comunque affermato Galimi – ricordando ai cittadini di non aver mai ricevuto, negli anni delle sue amministrazioni, «atti di intimazione a pagare» – e confermando la disponibilità del gruppo Risveglio a contribuire alla risoluzione della problematica in difesa «degli interessi della gente» non senza strigliare Conia per i numerosi video prodotti in assenza di convocazione di un Consiglio comunale ad hoc.

Il consigliere Aldo Polisena ha ricostruito, con l’aiuto di alcuni carteggi messi a disposizione del pubblico, la genesi del debito idrico e le contestazioni mosse dall’allora sindaco Raffaele Manferoce all’ente sovraordinato in merito a tariffe, volumi e consumi ricordando la richiesta del Comune all’acquisto dell’acquedotto sempre negata dalla stessa Regione sottolineando che il debito, riscontrati i pagamenti effettuati, dovrebbe ricondursi agli anni 1989-2004 contestando alle successive amministrazioni Conia un deficit di gestione (incongrui o insufficienti accantonamenti al fondo contenzioso, eccessive anticipazioni di cassa, inadeguate riscossioni dei canoni dovuti) così, ha aggiunto, come anche rilevato dalla relazione della Corte dei Conti del 2024.           

Di muro e chiusure al confronto ha invece parlato la consigliera Vanessa Spanò rilevando l’impossibilità a contribuire fattivamente alla risoluzione della delicata problematica in danno ai cittadini «piuttosto che al povero sindaco», chiarendo ai cittadini come l’attuale carenza idrica non dipenda affatto dalla situazione debitoria, smentendo le dichiarazioni dell’Amministrazione circa la disponibilità a collaborare e le puntuali informazioni fornite alla minoranza e incalzando sul fatto che, in questi momenti, «non servono né vittimismi né eroismi».

Lucia Alì ha sferzato non solo l’Amministrazione comunale ma anche con tutti coloro che, ha detto, «hanno cercato il capro espiatorio» giungendo a far pensare a clamorosi quanto improbabili ammanchi di fondi sull’acqua. La capogruppo si è prodigata a illustrare alcuni dettagli tecnici di una sentenza definita «ingiusta» che ha individuato il pagamento dei dovuti residui calcolati, a suo avviso, in maniera non corretta generando «importi illegittimi» toccando poi il vero cuore del problema, ovvero, che fine abbiano fatto le somme degli accantonamenti? «Non ci sono. Rimangono piccole somme insufficienti» ha affermato in maniera netta e senza giri di parole Alì riferendosi all’apposito capitolo di bilancio dedicando un altro passaggio alle responsabilità di natura politica dei diversi amministratori succedutisi negli anni spiegando che «è giusto che ognuno senta una responsabilità perché dentro ci siamo tutti». Quindi, ha redarguito il sindaco Conia colpevole di non aver coinvolto immediatamente il Consiglio comunale, non convocato per la disamina della questione, «preoccupandosi solo di fare video» ma anche di non aver colto l’opportunità di una conciliazione offerta, in più occasioni, dalla stessa Regione. «Gli uffici hanno sempre agito legalmente» ha aggiunto, chiarendo infine che, a suo parere, non si dovrebbero ravvisare «profili di dolo o colpa grave né per gli amministratori né per gli uffici» anche se «le responsabilità le verificheremo in seguito all’evoluzione di questa situazione» offrendo disponibilità a cooperare per il superamento di questo «momento difficile».      

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