Il teatro è uno dei lasciti più significativi della cultura greca, che, dopo ben oltre 2.500 anni, continua a
mantenere immutato il suo fascino e la sua funzione. È catarsi per le passioni, come sosteneva
Aristotele, ma è anche momento di riflessione e di crescita personale, nonché occasione da cui trarre
regole di condotta e modelli di comportamento per la vita quotidiana.
Ben lo hanno dimostrato gli alunni e le alunne dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Nicola Pizi” di
Palmi, che nella sede di San Gaetano domenica 14 giugno, hanno fatto rivivere l’antico mito di Alcesti,
regina di Fere, nell’omonima rappresentazione del tragico Euripide.
La Dirigente Scolastica, Prof.ssa Maria Domenica Mallamaci, porgendo i suoi saluti al numeroso
pubblico presente, composto da insegnanti della scuola e familiari, e all’Amministrazione Comunale,
rappresentata dal Vicesindaco Salvatore Celi e dall’Assessore Carmelo Ciappina, ha esternato il suo
compiacimento per la manifestazione e non ha nascosto la propria soddisfazione: la rappresentazione,
infatti, è stata anche una prova didattica e di merito per tutti gli alunni e le alunne, che, sotto la guida
delle Professoresse Maria Bonfiglio e Rita Gaudio, con “Alcesti” hanno partecipato al
festival Amenanos Neòs, la sezione della competizione maggiore sul Teatro Classico dedicata alle
scuole, che dal 2019 ogni anno si tiene nel suggestivo Teatro Antico greco-romano di Catania. Il
festival Amenanos prende il nome dall’omonimo fiume sotterraneo di Catania, le cui acque riaffiorano
ancora proprio nella cavea del teatro ed offre ogni anno un cartellone ricco di rappresentazioni.
In questo contesto, la sezione dedicata alle scuole vede competere giovani provenienti da tutta Italia;
nell’edizione 2026 sono stati ben trentadue gli istituti scolastici in gara e il Pizi di Palmi è salito sul
podio, classificandosi al secondo posto, in continuità con il grande successo dell’anno precedente, in
cui aveva vinto il primo premio assoluto.
“Alcesti” è una tragedia sui generis, mancante dell’epilogo infausto tipico del genere, ma è anche
complessa per le tematiche proposte: il profondo attaccamento alla vita che si oppone alla morte
inevitabile, anche se prematura; il sacrificio e il dono di sé disinteressato come contropartita
dell’egoismo e della preservazione da parte di coloro da cui ci attende protezione, cura e tutela; la
solidità e la riconoscenza che si radicano nell’amicizia, leva capace di sconvolgere anche regole rigide
e immutabili, ripristinando la giustizia; la prospettiva dell’accettazione della fine della vita, come
tregua alle passioni terrene. Su queste trame si muovono Admeto e Alcesti, Ferete e Periclimene, Febo
e Thanatos, Eracle, Persefone e Ade, il Coro e tutti gli altri personaggi, che affidati alla freschezza e
alla bravura dei giovani interpreti diventano metafora di disagi e di questioni anche contemporanee. E
se, anche attraverso l’interpretazione e la recitazione, si trovano chiavi di volta per offrire sostegno
all’architrave della vita, la funzione educativa della scuola si sarà pienamente realizzata.
È questa la sintesi della “morale” – o mythos deloi, avrebbe detto Esopo – che il teatro può diffondere,
traducendo la conoscenza in precetto di vita.
Dalla cavea di Catania a Palmi: gli studenti del Pizi brillano con la tragedia di Euripide
