L’elezione avvenuta nel dicembre 2025 segna un traguardo di grande rilievo non solo per il professor Giuseppe Patti, ma anche per il territorio da cui proviene. Un percorso professionale costruito lontano dalla Calabria, senza mai spezzare il legame con le proprie radici, lo ha portato oggi alla presidenza della Società Italiana di Cardiologia, la più antica realtà scientifica del settore, fondata nel 1935.
Nato a Reggio Calabria 58 anni fa e cresciuto a Palmi fino alla maggiore età, Patti è considerato una figura di riferimento internazionale, inserito tra i Top International Scientists per il contributo dato alla ricerca e alla pratica clinica.
La sua vocazione nasce presto. «Alla fine delle elementari rimasi colpito dalle notizie sul primo trapianto cardiaco. Da quel momento decisi che sarei diventato medico, e cardiologo», racconta. Una scelta che lo porta a Roma, al Policlinico Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove consegue la laurea in Medicina e Chirurgia e la specializzazione in Cardiologia.
Dopo una lunga attività nella Capitale, nel 2019 si trasferisce a Novara, dove oggi è Professore Ordinario di Cardiologia all’Università del Piemonte Orientale e Direttore della Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero‑Universitaria “Maggiore della Carità”, oltre che responsabile del Dipartimento Toraco‑Cardio‑Vascolare.
La sua attività scientifica si concentra su temi cruciali della cardiologia moderna: meccanismi trombotici, terapie antitrombotiche e ipolipemizzanti, cardiologia interventistica. «Le terapie antitrombotiche devono prevenire infarto e ictus senza aumentare il rischio di emorragie: è un equilibrio delicato», spiega. Un equilibrio che richiede un approccio sempre più personalizzato: «La vera sfida è individuare la strategia più adeguata per ogni singolo paziente».
Accanto alla ricerca, la dimensione clinica resta centrale. «La soddisfazione più grande è vedere pazienti che, dopo essere stati salvati, tornano alla loro vita quotidiana». Per Patti, innovazione, cura e formazione devono procedere insieme: «Le scoperte devono tradursi in pratica clinica e diventare patrimonio delle nuove generazioni di medici».
Sono queste le direttrici che orienteranno il suo mandato alla guida della Società Italiana di Cardiologia: sostegno ai giovani cardiologi e ai ricercatori, integrazione tra ricerca e clinica, sviluppo delle tecnologie avanzate – compresa l’intelligenza artificiale – come supporto alle decisioni mediche, e un impegno crescente sulla prevenzione cardiovascolare. Tra le sfide più complesse, indica lo scompenso cardiaco e le malattie rare.
Sul piano scientifico, Patti sottolinea il valore della ricerca italiana: «La cardiologia nel nostro Paese è all’avanguardia, con risultati comparabili a quelli dei principali Paesi europei e degli Stati Uniti». Un primato confermato dalla presenza costante dei ricercatori italiani nei contesti internazionali più prestigiosi.
Nonostante la carriera lontano dalla Calabria, il legame con Palmi resta forte. Nei ricordi riaffiorano i pranzi domenicali, lo sport – pallavolo, basket, tennis – e le esperienze da giovane dee‑jay nelle radio locali, in un’epoca in cui le relazioni erano più dirette e quotidiane. «Mi riconosco calabrese per l’attaccamento alle radici e per una certa determinazione», afferma, pur definendosi «piuttosto introverso». Tra i legami più cari cita la sorella Antonella, il cognato Cristoforo, i nipoti e l’amicizia fraterna con l’avvocato Giuseppe Saletta.
Guardando al futuro, Patti non esclude la possibilità di creare in Calabria poli super‑specialistici capaci di attrarre competenze e favorire il rientro dei professionisti: «Un progetto possibile, ma che richiede visione, coordinamento e investimenti adeguati».
La sua nomina arriva in un momento di profonda trasformazione della cardiologia, chiamata a integrare tecnologia, ricerca e qualità dell’assistenza. Un equilibrio complesso, che Patti considera essenziale per affrontare le sfide dei prossimi anni.
