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Confini come ponti: a Riace il messaggio di Naccari su integrazione e coscienza civile

«L’integrazione e la solidarietà non appartengono a una parte politica. Sono valori che riguardano la coscienza di ciascuno e il modo in cui scegliamo di guardare l’altro».

È uno dei passaggi centrali dell’intervento dell’avvocato Domenico Naccari, Console onorario del Regno del Marocco in Calabria, nel corso del convegno “Confini tra Stati: ponti e non barriere”, svoltosi presso la Mediateca di Riace in occasione della presentazione del suo libro Il vento di Dakhla, il sole della Calabria.

Il moderatore Andrea Daqua ha posto a Naccari una domanda sul rapporto tra la politica e l’impegno sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione.

Naccari ha sottolineato come esistano valori che precedono e superano le appartenenze: «Prima delle categorie politiche vengono le persone. L’accoglienza, il rispetto della dignità umana, la solidarietà e l’integrazione non possono essere patrimonio esclusivo di una parte. Sono valori che interrogano ciascuno di noi. E il Console, nell’esercizio delle proprie funzioni, non è espressione di una parte politica: rappresenta un’istituzione e ha il compito di costruire relazioni, favorire il dialogo e avvicinare comunità e popoli».

Particolarmente significativo il confronto con Mimmo Lucano, parlamentare europeo e sindaco di Riace, che ha ripercorso l’esperienza della sua città sul terreno dell’accoglienza, soffermandosi anche sulla tragedia di Cutro e sul significato umano e politico delle migrazioni.

La giornalista Simona Musco, caporedattore de Il Dubbio, ha invece condotto l’autore attraverso alcuni dei temi centrali del volume. Partendo dalla frase «il vento nasce sempre ai margini», ha sollecitato una riflessione sul ruolo di territori come Dakhla e la Calabria, a lungo percepiti come periferie e che possono invece diventare punti strategici di connessione tra Europa e Africa.

Nel confronto sono stati affrontati anche il rapporto e le possibili complementarietà tra Gioia Tauro e Tanger Med, le opportunità che una loro cooperazione può aprire per il tessuto imprenditoriale calabrese e italiano, anche nel quadro del Piano Mattei, e il ruolo di una diplomazia territoriale capace di costruire rapporti concreti tra istituzioni, economie e comunità.

Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’integrazione della comunità marocchina in Calabria e alle esperienze raccontate nel libro, dall’Iftar in piazza a Cittanova agli incontri interreligiosi. Per Naccari, il modello costruito sul territorio parte innanzitutto dalla conoscenza reciproca: «L’integrazione non significa cancellare le identità, ma metterle in relazione. Si integra davvero quando le differenze smettono di essere percepite come una minaccia e diventano un’occasione di conoscenza e di crescita comune».

Centrale anche il richiamo a Cutro, cui il libro dedica il capitolo “Cutro, il mare delle coscienze”. La tragedia è stata ricordata non soltanto come una delle pagine più dolorose della storia recente della Calabria, ma come una vicenda che continua a interrogare le coscienze e richiama istituzioni e rappresentanze consolari alla tutela della dignità della persona, dei diritti fondamentali e del rispetto dovuto alle vittime e alle loro famiglie.

La scelta di presentare il libro proprio a Riace ha assunto, quindi, un significato particolare. Una comunità che ha portato il tema dell’accoglienza al centro del dibattito nazionale e internazionale e che ha rappresentato una cornice particolarmente significativa per confrontarsi sul significato dei confini e sulla possibilità di costruire ponti tra culture diverse.

Il messaggio emerso dall’incontro coincide con il filo conduttore dell’intero volume di Naccari: i confini continueranno a esistere sulle carte geografiche, ma non devono trasformarsi in barriere tra le persone. Possono diventare luoghi di incontro, ponti tra culture e occasioni di cooperazione.

«Il Mediterraneo può dividerci oppure unirci. Dipende dalle scelte che compiamo. Integrazione e solidarietà non appartengono a una parte politica: appartengono alla coscienza di ciascuno».

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