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Confcooperative Calabria presenta il Primo Rapporto sull’Economia Sociale: una piattaforma politica per lo sviluppo dei territori

L’economia sociale non è un settore marginale né una politica di compensazione, ma una vera e propria architettura strutturale di sviluppo economico, coesione sociale e democrazia territoriale. È quanto emerso dal convegno di presentazione del Primo Rapporto sull’Economia Sociale e la Cooperazione in Calabria, promosso da Confcooperative Calabria in collaborazione con BCC Mediocrati, FondoSviluppo e con il supporto scientifico dell’Istituto DemosKopiKa.

La giornata di lavori ha delineato un messaggio chiaro: senza economia sociale non può esserci sviluppo sostenibile, soprattutto in territori complessi come la Calabria. Il Rapporto propone un cambio di paradigma, spostando l’attenzione dai soli indicatori economici alla qualità delle relazioni, alla centralità della persona e alla capacità dei territori di generare valore condiviso.

Dal confronto tra istituzioni, mondo cooperativo, sistema del credito e accademia è emersa una visione condivisa: la cooperazione rappresenta una infrastruttura democratica essenziale, capace di coniugare crescita economica, inclusione sociale e resilienza comunitaria. I dati della ricerca confermano che le imprese cooperative mostrano una maggiore aderenza ai principi dell’economia sociale rispetto al resto del sistema produttivo, configurandosi come modello replicabile per l’intera economia regionale.

Un tema centrale del dibattito ha riguardato il rapporto tra economia sociale e finanza. È stato ribadito che senza un credito coerente con i valori dell’economia sociale, questo modello non può diventare sistema. Il credito cooperativo, per missione e radicamento territoriale, è parte integrante dell’ecosistema dell’economia sociale e leva decisiva per trasformare il risparmio locale in sviluppo locale.

Sul piano politico-istituzionale, è emersa la necessità di superare la frammentazione delle politiche pubbliche. L’economia sociale richiede una regia regionale unitaria, capace di coordinare competenze oggi disperse tra diversi dipartimenti e di dialogare in modo strutturato con il sistema cooperativo. Solo così sarà possibile affrontare sfide cruciali come denatalità, disuguaglianze territoriali, debolezza del tessuto produttivo e sfiducia nelle istituzioni.

L’indagine, condotta su un campione rappresentativo di imprese profit e cooperative in tutte le province calabresi, ha prodotto l’Indice di Sviluppo dell’Economia Sociale e Civile, che misura l’applicazione pratica dei principi dell’economia civile.

Tra i risultati più significativi:

Dal confronto emerge una piattaforma politica chiara:

  1. L’economia sociale è una politica di sviluppo, non un settore residuale.
  2. La cooperazione è infrastruttura democratica nei territori fragili.
  3. Senza credito cooperativo, l’economia sociale non può diventare sistema.
  4. Serve una regia regionale unica per superare la frammentazione delle politiche.
  5. L’economia sociale è una risposta strutturale a spopolamento, denatalità, disuguaglianze e sfiducia democratica.

A chiudere i lavori è stato il Presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, che ha collocato il dibattito in una prospettiva nazionale ed europea.

«L’economia sociale non è il futuro perché è buona, ma perché è necessaria. In una fase segnata da crisi demografica, disuguaglianze e frammentazione produttiva, la cooperazione è una delle poche architetture capaci di tenere insieme efficienza, giustizia sociale e democrazia. Ora che Europa e Stato ne riconoscono il ruolo strategico, la responsabilità è dei territori: l’economia sociale non va più raccontata, va governata come sistema».

Confcooperative Calabria conferma la propria disponibilità a collaborare con Regione, enti locali, sistema del credito e mondo accademico per trasformare questa visione in politiche strutturali

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