Riceviamo e pubblichiamo:
Si fa fatica anche solo a pensarlo. Un ragazzo sparisce con l’auto nel territorio di Melicucco e da quel momento tutto è avvolto nel mistero. Purtroppo accade spesso in Calabria, accade quando si infrangono le regole non scritte di un sistema mafioso ramificato e consolidato socialmente.
Le cronache ci raccontano di una punizione per “ un amore proibito” , di incontri nati su FB .
La scomparsa di Fabrizio diventa inesorabilmente “ una perdita collettiva” un dolore lacerante che scuote le coscienze di un’intera comunità, di un territorio complicato, a volte indifferente a tutta la violenza che respira ogni giorno ma che per fortuna reagisce di fronte a tanto dolore, di fronte a questo atto di barbarie.
Tutta la violenza deve essere motivo di angoscia, ma questo episodio viene incasellato in una evidente e macroscopica ingiustizia, che ha l’amaro sapore che in genere accompagna le vendette, a qualsiasi titolo. E’ inevitabile essere assaliti da un’angoscia a tratti insopportabile, che ci porta persino a pensare magari senza dirlo, che questi posti sono invivibili , che la qualità della vita non è indispensabile,che tutto puo’ accadere. E dunque la vita perde valore, progressivamente, il declino della civiltà sembra fare spazio ad una crescente barbarie.
Non vi sono ragioni che nel mondo civile possano giustificare l’omicidio e ancor meno un omicidio per motivi d’onore! Ma cosi ci dicono gli investigatori: vendetta e onore. Allora tutto sembra precipitare all’indietro, la storia ci riporta all’800, quando l’onore veniva difeso perché ammesso con l’omicidio e lo è stato fino agli anni 80, quando una legge ha cancellato questa ignominia.
Assordante è l’affinità con il mondo musulmano, dove sono le donne ad essere uccise per mano maschile allorquando intraprendono relazioni sentimentali non approvate dalla famiglia d’origine.
Anche per questa religione l’onore è un mezzo di pura violenza.
Non si puo’ non pensare che dietro tanta barbarie non vi siano forme di accondiscendenza, di assuefazione. Ma come si fa a non pensare che In tutto questo un ruolo fondamentale spetta alle donne? Sono loro che devono avere il coraggio di cambiare, di rompere questo muro dell’omertà assoluta, del silenzio, della paura.
In Calabria vi sono tanti esempi di donne coraggiose che pur vivendo in contesti mafiosi hanno deciso di infrangere quel muro di violenza.
In questa storia c’è una ragazza, anch’essa vittima di tanta violenza, di tanto disonore!
A lei giustamente sono stati rivolti tanti appelli ma ci risulta che abbia collaborato,che dunque ha cercato di ribellarsi.
Ma tanto resta da fare: c’è da ritrovare un ragazzo senza colpe, che probabilmente aveva dell’onore una visione moderna, lontana da tanta barbarie.
Si tratta per questa comunità tutta, di isolare i germi di tanta violenza, di contrapporre la civiltà del coraggio di parlare contro ogni forma di silenzio.
Ben vengano le fiaccolate, non ci sentiremo tranquilli finchè Fabrizio non verrà ritrovato,se i suoi assassini non saranno puniti, ma è necessario andare oltre, è necessario fare massa contro la violenza criminale, al di sopra di ogni forma di pietismo che è giustificato ma non ci assolve se come cittadini non ci ribelleremo, con tutti i mezzi e ogni giorno, contro chi sta distruggendo in questa terra la civiltà a favore della prevaricazione. Non è accettabile che nel 2012 ancora si parli di possibili omicidi per motivi d’onore! Un omicidio è il male assoluto.
Scriveva Bloch : cos’è l’onore se non una virtu’ che chi ha la fortuna di possedere deve tenerla cara e offrirla agli altri!
Ha ragione il papa’ di Fabrizio: il male semina male, chi è per il bene deve parlare!
Ma questo monito valga per tutti perché è un grande messaggio di fratellanza e di speranza.
GIOVANNA LA TERRA
PRESIDENTE CIVICUM