Continua ad allargarsi in Calabria la mobilitazione contro il caro carburanti. Da Davoli a Pizzo, passando per Cosenza e altri centri della regione, agricoltori, autotrasportatori e cittadini stanno portando avanti una protesta che negli ultimi giorni ha assunto dimensioni sempre più significative, tra presidi, cortei e manifestazioni spontanee.
Il momento più evidente della giornata si è registrato a Cosenza, dove oltre un centinaio di manifestanti si sono radunati in piazza XI Settembre per denunciare gli effetti dell’aumento dei costi del carburante sulle attività produttive e sulla vita quotidiana. Durante la protesta un cumulo di letame è stato lasciato davanti alla Prefettura, gesto simbolico con cui i partecipanti hanno voluto esprimere il proprio malcontento nei confronti delle istituzioni.
Dal Palazzo del Governo il presidio si è poi trasformato in un corteo diretto verso il Comune e successivamente verso il Ponte di Calatrava, dove è attivo uno degli accampamenti degli agricoltori che da giorni stanno manifestando in diverse aree della regione. La marcia, accompagnata da cori e fischi contro il caro benzina, ha provocato rallentamenti e pesanti disagi alla circolazione nel centro cittadino.
Nel corso della manifestazione non sono mancati momenti di tensione con le forze dell’ordine, rientrati tuttavia senza particolari conseguenze. Polizia e Carabinieri hanno seguito costantemente il corteo per garantire la sicurezza e la gestione della viabilità.
La mobilitazione, però, va oltre i singoli episodi. Sulle strade della Calabria emerge il disagio di un comparto che denuncia costi di produzione sempre più elevati, margini ridotti e crescenti difficoltà nel mantenere in vita le proprie aziende. Gli agricoltori chiedono risposte concrete sul prezzo del gasolio, sui costi energetici e sul sostegno alle imprese agricole, ritenendo insostenibile l’attuale situazione.
Molte delle immagini arrivate dai presìdi regionali raccontano un confronto che non è soltanto una protesta, ma anche un appello. Da una parte chi teme di non riuscire più a vivere del proprio lavoro; dall’altra le forze dell’ordine chiamate a garantire il rispetto delle regole e la sicurezza pubblica. Due realtà che, pur in ruoli diversi, condividono spesso le stesse preoccupazioni economiche e sociali.
Da Davoli a Pizzo, fino al Cosentino, i manifestanti assicurano di non voler fermare la mobilitazione. La richiesta che si leva dalle piazze e dai presìdi è una sola: essere ascoltati. Per gli agricoltori la questione non riguarda soltanto il prezzo del carburante, ma il futuro stesso di un settore che rappresenta una componente fondamentale dell’economia e dell’identità dei territori calabresi.
