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Archeologia dei monasteri italo-greci: il prof. Benoci ospite del Serra Club di Reggio Calabria

Il Quarto Incontro formativo organizzato dal Serra Club di Reggio Calabria, su: “Archeologia dei Monasteri
Italo-Greci nell’area di Reghion”, tenuto al Seminario Pio XI dal reggino prof. Domenico Benoci, docente al
Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana della Pontificia Università “Regina Apostulorum” di Roma,
Moderata dal giornalista Giuseppe Livoti, la riunione si è aperta con il ricordo del prof. Domenico Minuto,
storico bizantinista e della cultura grecanica, recentemente scomparso. Don Antonino Denisi, Decano, di lui
ha detto: “Lo dobbiamo ricorda vivo come Gesù risorto. Nel suo manifesto ha fatto scrivere le parole del
Sommo Poeta Luce intellettual, piena d’amore; amor di vero ben, pien di letizia; letizia che trascende ogne
dolore”. Quale necrologio più bello. Seguono i saluti del presidente ff, Mimmo Praticò e l’introduzione del
vice presidente Programmi, dott. Rosari Idotta. Secondo il prof. Benoci, parlare di archeologia dei monasteri
italo-greci nell’area di Rhégion è un paradosso per un archeologo, visto che essi possono essere individuati
più per le fonti scritte che dalle stratigrafie. Perciò, il monachesimo reggino va letto nella storia di una
capitale territoriale. Rhégion fu tra l’VIII e l’XI secolo fu uno dei principali nodi politico-amministrativi
della Calabria e la città bizantina più importante del Mezzogiorno d’Italia. Un punto di transito verso la
Sicilia e verso l’Oriente. Sede dello Stratega e centro di una fiscalità complessa. Il Brébion mostra come la
Metropolia di Reggio partecipasse pienamente ai meccanismi amministrativi ed economici dell’Impero
Bizantino. Il Brétion è la chiave interpretativa primaria per comprendere il rapporto tra Chiesa e territorio e
potere nella Calabria bizantina. Importanti sono i bios dei santi Italo-greci utili per costruire la geografia
monastica e insediativa della diocesi di Reggio. Tra questi il prof. Benoci ne cita solo alcuni e i più
conosciuti. S. Elia Speleota, in riferimento al praetorim di Reggio. Esso definisce la centralità politico-
amministrativa della città di cui faceva parte il castrum di S. Agata. S. Elia il Giovane in riferimento al
settore meridionale e sud-orientale del territorio reggino del quale faceva parte il castrum di Pentidattilo. S.
Nicodemo di Kellarana, in riferimento all’area ionica meridionale. S. Filareto di Seminara, in riferimento
all’aria settentrionale. La presenza monastica si addensava lungo le valli fluviali, in rapporto con gli assi
viari interni e con le aree di maggiore sfruttamento produttivo. Particolarmente eloquente è il settore
settentrionale, tra Favazzina, Catona, Gallico e S. Agata. Qui si addensa una costellazione di monasteri che
comprende S. Maria di Mirtilo, Santa Maria del Campo Superiore, S. Pietro di Fiumara di Muro, Santa
Lucia, S. Martino, Sant’Epifanio de Kentrina, S. Domenica e S. Nicola a Gallico Superiore, Santa Marina di
Mannoli, San Pietro di Zosimo ad Arasì, Santa Maria di Terreti, Santa Maria Spatharéa Strutu, San Nicola di
Giunchina, Santi Quaranta e San Nicola di Calamizzi. A questa abbazia Basilio Pediadita, funzionario
imperiale, ha donato un skaramangion (tunica) in tessuto di porpora, E ancora il monastero di S. Giovanni
Telogo nel comprensorio di S. Niceto, di S. Angelo del Campo, San Fantino e Balsamio e S. Giorgio nella
Valle del Tuccio. I referti ritrovati sono pochi e sparsi ma preziosi. Nell’area di Calanna sono documentati un
enkolpion (Collana) cruciforme bronzo con iscrizione greca, un amuleto di steatite e delle monete fra il IX e
inizio X secolo. A Valanidi alcune sepolture hanno restituito corredi e monete di Leone VI e Romano I. Per
il pof. Domenico Benoci sarebbe interessante poter passare da una geografia storica dei monasteri a una vera
archeologia dei monasteri. Ma sicuramente si può dire che il monachesimo italo-greco nell’area di Réghion
non fu un fenomeno marginale anzi fu un potente mezzo di civiltà e di cultura. L’incontro è stato chiuso
dall’intervento da don Simone Gatto soffermandosi con particolarità sul monachesimo interiorizzato.

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