Quando Manu Ginobili varca l’ingresso della sala consiliare “Battaglia” di Reggio Calabria sono da poco passate le 11: si leva un’ovazione, parte un lungo applauso seguito da un coro che grida il suo nome.
Manu Ginobili, giocatore di punta degli anni d’oro della Viola basket, è di nuovo a Reggio Calabria, non per giocare – ha smesso di farlo dal 27 agosto 2018 – ma per ricevere un riconoscimento, il massimo riconoscimento che la città di Reggio Calabria conferisce alle persone che hanno contribuito a renderla grande, il San Giorgio d’Oro.
L’onorificenza era stata assegnata al campione argentino nel 2006, ma essendo impossibilitato a ritirarla, per via degli impegni sportivi, aveva promesso un suo ritorno per ritirare il riconoscimento.
A consegnare la benemerenza, insieme ad una speciale targa che ripercorre tutti i suoi successi sportivi, il sindaco facente funzioni di Reggio Calabria, Paolo Brunetti, insieme al sindaco metropolitano facente funzioni, Carmelo Versace.
La carriera
Un autentico fuoriclasse, un campione dentro e fuori dal campo. Manu Ginobili è nato a Bahia Blanca in argentina nel 1977. È stato campione olimpico con l’Argentina (nel 2004 contro l’Italia), ha vinto 4 titoli Nba, uno scudetto in Italia e un titolo Eurolega, insieme a due coppe Italia.
Un palmares che negli anni si è fatto sempre più ricco, man mano che la sua carriera da cestista diventava sempre più importante.
Carriera che, come lo stesso Ginobili ha più volte ricordato, inizia a prendere forma proprio negli anni in cui ha giocato nella Viola a Reggio Calabria, dal 1998 al 2000, due anni in cui la squadra, allenata da Gaetano Gebbia, ha ottenuto la storica promozione in A1.
La sua dedizione all’educazione sportiva, la sua compostezza e il suo atletismo gli hanno permesso di diventare membro del Naismith Memorial Basketball Hall of Fame.
La visita a Reggio Calabria
Ginobili si trova in Italia per girare un documentario sulla sua vita sportiva che sarà raccontata grazie ad una produzione argentina, in onda anche su Disney+.
Il campione è a Reggio da ieri e ha visitato anche i luoghi simbolo della Viola basket, il Pala Pentimele e il Pianeta viola; ha ricevuto video messaggi da molti suoi ex compagni – Brian Oliver, Brent Scott, Franco Binotto e Johnson – Grande l’emozione quando sullo schermo è apparsa l’immagine di Gustavo Tolotti, scomparso prematuramente un anno fa.
Reggio, la sua seconda casa
Lo ha detto in molte interviste e, soprattutto, alla Hall of Fame: «Reggio Calabria era casa mia. Lo dico con sincerità, col cuore e non per far contenti i reggini o perché lo devo dire. Reggio mi ha dato dato, mi ha fatto crescere e maturare e se sono diventato grande è anche grazie a quegli anni in questa città. Sono arrivato a Reggio che avevo 21 anni e avevo una lunga strada davanti a me da percorrere. Gaetano Gebbia mi è sempre stato accanto in quegli anni: non esagero quando dico che per me siete tutti importanti. Grazie».
Il suo primo ricordo legato a Reggio Calabria è l’immagine del padre che piange, quando deve salutarlo per tornare in Argentina. «Non avevo mai visto mio padre piangere ma il giorno in cui insieme a mia madre mi ha salutato per far rientro in Argentina, lo ha fatto».
