È iniziato ieri mattina, davanti alla Corte d’appello di Reggio Calabria, il processo di secondo grado denominato “Sant’Anna”. Alla sbarra boss e gregario della potente cosca Bellocco di Rosarno. Dopo la relazione introduttiva, dal collegio difensivo sono state avanzate diverse richieste di riapertura del dibattimento. Quasi tutte le difese hanno chiesto una nuova perizia sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, per il riconoscimento delle voci degli imputati, e la produzione documentali.
La Corte ha rinviato il processo e nella prossima udienza scioglierà la riserva sulel richieste difensive. Nella stessa udienza la procura generale effettuerà la requsitoria.
Il processo di primo grado, tenuto davanti al gup reggino Olga Tarzia. Per la Dda gli imputati sono responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, armi, intestazione fittizia di beni e favoreggiamento. Tutti i reati-fine erano aggravati dalle modalità mafiose.
Le pene inferte dal gup Tarzia oscillano fra i 18 anni di carcere e un anno e 9 mesi di reclusione. L’unica assoluzione disposta è stata quella nei confronti di Francesca Spagnolo. L’impianto accusatorio della procura antimafia, rappresentato dal pm antimafia Matteo Centini, ha retto bene in primo grado. Il procedimento “Sant’Anna” scaturisce dagli esiti di due distinte attività investigative sviluppate dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria in due periodi differenti. La prima tranche ha riguardato la cattura del reggente della cosca Pesce Francesco Testuni.
La seconda operazione, condotta tra i mesi di gennaio e giugno 2014, riguardò invece, il mammasantissima Umberto Bellocco, (suocero di Giuseppe Pesce) e di altri appartenenti all’omonimo clan, di cui l’anziano boss è il capo fondatore. L’anziano boss dopo 21 anni di carcere, fu riarrestato il 16 luglio scorso 2015, poiché avrebbe continuato a delinquere. Il gup ha disposto nei suoi confronti una durissima condanna a 18 anni di carcere.
Durissima anche la condanna nei confronti di Salvatore Barone, punito con 13 anni e 4 mesi di carcere, quella rimediata da Domenico Bellocco a cui sono stati inflitti 10 anni e 8 mesi di detenzione e quella disposta per Umberto Emanuele Oliveri, ossia 13 anni e 8 mesi di carcere.
Dalle carte dell’inchiesta emerge ancora una volta, che i Bellocco si stavano muovendo per cercare di aggiustare il processo in appello che vedeva alla sbarra molti affiliati.
