Scarcerato Gioacchino Careri, arrestato nell’operazione “Provvidenza”

E' accusato di di concorso esterno nell’associazione mafiosa facente capo alla potente famiglia Piromalli e truffa aggravata

Anche per Gioacchino Careri, 26 anni, il giovane imprenditore oleario di San Ferdinando, coinvolto nell’operazione Provvidenza, la Corte di Cassazione conferma lo stato di libertà.

A deciderlo è stata la Prima Sezione Penale dei Giudici Supremi, che, accogliendo le argomentazioni dei difensori, avvocati Domenico Alvaro e Domenico Malvaso, a conclusione del giudizio di rinvio, ha rigettato, come aveva fatto nei giorni scorsi per il padre Domenico, il ricorso della Procura Distrettuale di Reggio Calabria avverso l’ordinanza di scarcerazione per mancanza di gravità indiziaria, pronunziata dal Tribunale del riesame.

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Gioacchino Careri era stato tratto in arresto, nel mese di febbraio dello scorso anno, nell’ambito del processo Provvidenza, con la pesante accusa di concorso esterno nell’associazione mafiosa facente capo alla potente famiglia Piromalli e truffa aggravata.

L’ordinanza del gip della Dda di Reggio Calabria, che aveva applicato al Careri la custodia in carcere, era stata sostituita con quella degli arresti domiciliari dal Tribunale della libertà, che aveva però confermato la gravità del quadro indiziario.

In accoglimento del ricorso dei difensori, avvocati Alvaro e Malvaso, la Suprema Corte di Cassazione aveva poi annullato con rinvio, per un più approfondito esame degli atti, l’ordinanza del TdL, che aveva applicato la misura degli arresti domiciliari, condividendo le censure difensive incentrate sulla mancanza di elementi indiziari idonei a giustificare l’applicazione di una misura cautelare per concorso in associazione mafiosa.

In particolare, a Gioacchino Careri, che insieme al padre Domenico si occupava della società SGF srl, operante nel settore dell’imbottigliamento e della vendita all’ingrosso di olio di sansa, si rimprovera di avere agevolato la cosca Piromalli, fornendo alla società Madoro, di Rosario Vizzari, nella quale era cointeressato Antonio Piromalli, figlio di “Pino Facciazzza”, ritenuto al vertice della consorteria mafiosa, ingenti quantitativi di olio di sansa poi commercializzato dalla Madoro negli Stati Uniti come olio extravergine. Attraverso questo sistema truffaldino, i Piromalli, interessati nell’operazione commerciale, avevano tratto, secondo l’accusa, notevoli profitti economici.

I difensori del Careri, nel contestare radicalmente l’impianto accusatorio, hanno dimostrato con documenti ed indagini difensive che la ditta dei Careri era estranea sia alla truffa dell’olio sia alle attività del Piromalli, i cui interessi nella società Madoro non erano al tempo noti.

Anzi, non appena intravista la presenza di Antonio Piromalli nella società (la P.& P.) di intermediazione con la Madoro, benché in regola con le autorizzazioni amministrative, i Careri avevano prontamente attuato una strategia finalizzata all’interruzione di ogni rapporto commerciale con la società Madoro, praticando intenzionalmente prezzi più elevato rispetto alla concorrenza e non concedendo più anticipazioni sulle richieste di olio di sansa, al punto che la società Madoro aveva, in effetti, interrotto ogni rapporto con la SGF, rivolgendosi ad altro fornitore.

Sulla base di tali censure il Tribunale della libertà, decidendo dopo l’annullamento della Cassazione, aveva revocato la misura degli arresti domiciliari, disponendo l’immediata scarcerazione dei due Careri. Contro tale decisione aveva interposto ricorso la Procura Distrettuale ma la Cassazione li ha ora rigettato entrambi, ritenendo infondate le doglianze del pubblico ministero.

A breve verrà emessa sentenza dal gup della Dda di Reggio Calabria a conclusione del rito abbreviato nel frattempo celebratosi nei confronti degli imputati che avevano richiesto di essere giudicati allo stato degli atti.

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