“Ghimpu”, i dettagli della truffa scoperta dalla Guardia di Finanza

Sottratti circa 750mila euro all'INPS per prestazioni lavorative mai eseguite

11 arresti, 152 sequestri, 207 indagati, 750 mila euro sottratti alla previdenza sociale e una mole di documenti analizzati nei minimi dettagli.

Sono i numeri a conferire importanza all’ultima operazione condotta dalla Guardia di Finanza questa mattina, dietro il coordinamento degli uffici della Procura di Palmi, guidata dal dottore Ottavio Sferlazza.

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Truffa aggravata ai danni dell’INPS, tentata truffa ed una serie di altri reati ad essi collegati sono i motivi che hanno portato all’arresto di Giuseppe Carbone di Palmi, Claudio Castaldo di Gioia Tauro, Francesco Lovecchio di Palmi ma residente a Roma, Salvatore Calabria di Roma, Alessandro Taverna di Roma, Bruno Arena di Reggio Calabria, Pasquale Saccà di Gioia Tauro, Vincenzo Parisi di Palmi, Gaetano Bellamace di Gioia Tauro, Liliana Zappone di Palmi e Demetrio Scuderi di Reggio Calabria.

Secondo quanto ricostruito dai finanzieri di Gioia Tauro, Reggio Calabria e Roma, coordinati dal procuratore capo Ottavio Sferlazza e dai sostituti procuratori Ignazio Vallario e Daniele Scarpino, gli arrestati avrebbero creato un’associazione per delinquere della quale Giuseppe Carbone, Francesco Lovecchio, Claudio Castaldo e Salvatore Calabria sarebbero stati i promotori ed organizzatori.

Nello specifico, l’associazione avrebbe creato una serie di centri di assistenza fiscale con sedi in diverse città d’Italia, e grazie al supporto di altre figure professionali quali consulenti del lavoro, avrebbero messo in piedi una truffa ai danni dell’INPS.

A far scattare l’indagine è stata una segnalazione giunta da alcuni dipendenti dell’INPS di Cosenza, insospettiti dalle richieste giunte in sede.

FIC, ANLI, FAPI le sigle patronali fittizie create in cui si realizzava la truffa, producendo all’INPS richieste di versamento di contributi per lavori mai svolti, da persone inesistenti. Traendo in errore il personale dell’Agenzia delle Entrate, i componenti dell’organizzazione ottenevano codici fiscali per soggetti inesistenti, sia di nazionalità italiana che straniera, attraverso la creazione di documenti d’identità falsi. Ai soggetti fittizi venivano poi intestate carte Postepay e carte prepagate, su cui l’INPS versava i contributi per i lavori fittizi dichiarati.

Emblematico il caso di Elena Ghimpu, soggetto fittizio da cui prende il nome l’operazione, formalmente rappresentante legale di oltre un centinaio di sedi territoriali sindacali presenti in tutta Italia ma in realtà inesistenti.

«Per contrastare l’ingegno e la mente criminale dei soggetti facenti parte dell’organizzazione, abbiamo dovuto utilizzare la bravura investigativa degli uomini della guardia di finanza che, su indicazione dei validissimi sostituti Vallario e Sarpino, sono riusciti a portare alla luce i dettagli del lavoro illecito svolto dalle persone indagate – ha detto in conferenza stampa il procuratore capo di Palmi Ottavio Sferlazza – In alcuni casi gli indagati, durante i controlli fatti in sede di indagine, al fine di sviare il lavoro degli inquirenti e per sottrarsi alle loro responsabilità, fingevano di parlare al telefono con la Ghimpu e con altri soggetti fittizi, a cui chiedevano spiegazioni in merito ad alcune contestazioni».

L’ammontare della truffa poteva essere ben più ingente, se il gip del Tribunale di Palmi non avesse emesso l’ordinanza odierna che ha momentaneamente assicurato alla giustizia i presunti truffatori.