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Giuseppe Isola

PALMI – “Non m’interessa tuttu u restu e sti chiacchieri, m’aviti a diri chi nc’è pe mia”. Con queste parole l’ex assessore Isola si sarebbe rivolto alla presidente della Full forming e al suo vice Quattrone per chiedere una somma denaro dopo per aver ottenuto l’assegnazione di un bene confiscato e per far finanziare un progetto (redatto insieme alla Ppm spa) per la formazione continua dei lavoratori, da realizzare con il contributo del fondo sociale europeo 2007/2013.

E’ da questo episodio che scaturisce la nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip Giulio De Gregorio, su richiesta della Procura della Repubblica di Palmi, diretta dal Procuratore Aggiunto Emanuele Crescenti.
L’accusa è di tentata concussione ai danni della Full Forming.

Le indagini, che hanno portato al primo arresto di Isola e della sua compagna, sono proseguite e hanno analizzato l’attività assessorile del politico tra il 2008 e il 2014.

Secondo gli inquirenti Isola si sarebbe avvicinato alla Full forming e alla sua presidente, carpendone la fiducia e facendole credere si essersi prodigato per snellire le proocedure di assegnazione di un bene confiscato. Subito dopo l’assegnazione, Isola avrebbe portato numerosi curricula di persone da far assumere (anche quello della compagna Chiara Gentiluomo) all’associazione.

Nell’estate del 2010 Isola avrebbe quindi effettuato un’esplicita richiesta di denaro. Dopo aver ricevuto un netto rifiuto, l’ex assessore avrebbe annunciato ritorsioni nei confronti dei soci della Full forming.

Il progetto non è stato finanziato e dopo essere stato eletto in consiglio nel 2012, Isola ha sollecitato l’avvio di una inchiesta sulla gestione del bene assegnato alla Full forming, facendosi promotore di una sottoscrizione per chiedere, alla Commissione Consiliare, una indagine accurata sull’Associazione.
La commissione ha dato mandato al Comando di Polizia Locale per eseguire tutti gli accertamenti necessari. La successiva relazione, stilata dalla Polizia Locale, suggeriva di chiedere un parere alla Prefettura ed all’Agenzia per i Beni Confiscati, prima di prendere una decisione, ma la Giunta Comunale, senza interloquire con altri organi istituzionali, il 20 novembre del 2012 ha revocato l’assegnazione in comodato d’uso gratuito dell’immobile.

Dopo l’arresto di ieri sera Isola è stato trasferito all’interno del carcere di Palmi.

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REGGIO – Si è concluso ieri il processo, celebrato con il rito abbreviato, nato dall’inchiesta Griffe.

Il Gup distrettuale, Karin Catalano, ha condannato 17 imputati per traffico di sostanze stupefacenti, avvalorando l’impianto accusatorio del sostituto procuratore della Dda, Luca Miceli.

Girolamo Magnoli (1979) è stato condannato a 20 anni di carcere, Filippo Iannì a 18 anni e 2 mesi, Pietro D’Agostino a 16 anni, Girolamo Magnoli (1980) a 15 anni e 4 mesi, Giovanni Sacco e Matteo Testa a 13 anni e 8 mesi, Salvatore Inzerra a 13 anni e 4 mesi, Salvatore Ierace a 9 anni, Michelangelo e Ippolito Raso a ( anni e 8 mesi, Angela D’Alia a 7 anni e 4 mesi, Michelangelo Giovinazzo a 5 anni e infine Antonino Lo Faro a 3 anni e 4 mesi.
Gli imputati avevano messo in piedi un traffico internazionale di droga, radicato nella Piana di Gioia Tauro, ma con collegamenti con Marsiglia e Palermo.

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GIOIA TAURO – Sono un figlio “adottivo” della Marina e sono entrato subito in sintonia con questo mondo fatto di marinai e pescatori.

Apprezzo moltissimo il loro attaccamento alla famiglia e al lavoro del mare.

Non avrei mai pensato però di essere uno degli ultimi testimoni di questo mondo e di dover assistere alla sua scomparsa.
Gioia Tauro, da città di mare e marinai, è diventata una città sul mare, una bella differenza.

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Riceviamo e pubblichiamo:
Senza dubbio il rilancio del porto di Gioia Tauro deve avvenire anche e soprattutto con l’aiuto della riforma della legge 84/94, da sempre infatti sosteniamo, che i porti di transhipment non sono, per tipologia di politico-commerciale, come tutti gli altri.

Per questi motivi la Filt-Cgil a tutti i livelli ha dichiarato con fermezza, la necessità di una rapida riforma, atta al raggiungimento di specifiche tecniche e politiche per il superamento delle difficoltà, rispetto la competitività internazionale e le dovute attenzioni delle aree portuali, che di fatto hanno necessità di attenzioni mirate per lo sviluppo in base a necessità specifiche.

“Uno dei settori, sicuramente strategico, che necessità di politiche chiare per il forte rilancio è quello dei porti e del settore marittimo”. A ricordarlo è il segretario nazionale della Filt-Cgil Nino Cortorillo unitamente al segretario Filt Calabria e di Gioia tauro Nino Costantino e Domenico Laganà, alla luce dei provvedimenti di riforma del settore e dei disegni di legge che stanno preparando il Ministero dei Trasporti ed il Ministero dello Sviluppo Economico, sottolineando che “siamo convinti che un processo di riforma e riorganizzazione possa attrarre investimenti, migliorare i servizi e generare buona occupazione. Se invece – denunciano i dirigenti sindacali della Filt – mettiamo insieme quanto Mit e Mise, probabilmente uno all’insaputa dell’altro, stanno progettando nei loro Comitati scientifici o scrivendo disegni di legge, capiamo che non si vuole riformare il settore dei porti ma si vuole semplicemente avere uno spazio nel quale le regole, la sicurezza nelle attività ed i diritti del lavoro siano man mano drasticamente ridotti”.

Secondo Cortorillo “non a caso il sindacato è stato tenuto fuori dai luoghi di elaborazione e non a caso il Mise sta emendando un DdL che semplicemente ‘abrogando norme’ mette a rischio le attività tecnico/nautiche (tra i quali ormeggio, rimorchiatori e pilotaggio al centro negli ultimi naufragi di interventi di elevatissima capacità) che non possono essere raffrontate a una normale attività economica. Nei porti – sottolinea il segretario nazionale della Filt – devono essere autorizzate ad operare imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, che abbiano tutti i requisiti di competenza e professionalità necessarie. Se si pensa invece che i porti dovranno diventare un luogo deregolamentato nel quale chiunque potrà operare si va incontro ad un Far West che non danneggia solo il lavoro, ma l’insieme delle attività e delle stesse imprese”.

Per Cortorillo “così non si crea sviluppo, si distruggono imprese ed il lavoro ed anziché riformare un settore lo si mette dentro una instabilità di cui nessuno sentiva la necessità”.

“Da parte del governo – dichiarano i vertici Filt-CGIL – serve una politica di riforma che guardi alle necessità del paese, dei porti e della logistica senza deformazioni ideologiche che laddove attuate senza regole, vedi gli aeroporti, hanno prodotto solo imprese in crisi strutturale e precarizzazione del lavoro e serve inoltre fermare il DdL preparato dal Mise e questo procedere scoordinato. Dopo l’iniziativa nazionale della Filt del 19 dicembre che anticipava preoccupazioni che sono diventate realtà, non lasceremo che tutto si compia senza la nostra immediata azione di contrasto”.

Segreteria Nazionale Filt Cgil
Dipartimento Trasporto Marittimo e Porti
Segreteria FILT- CGIL Calabria
Segreteria FILT-CGIL Gioia Tauro

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Giuseppe Isola

PALMI – Torna in carcere l’ex assessore comunale di Palmi, Giuseppe Isola.
L’uomo, che si trovava già ai domiciliari, è stato arrestato pochi minuti fa dagli agenti della Polizia locale, diretti dal comandante Managò, in esecuzione di una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari Giulio De Gregorio su richiesta della Procura della Repubblica di Palmi, diretta dal Procuratore aggiunto Emanuele Crescenti.

All’ex assessore è stata notificata l’accusa di tentata concussione.
«I fatti – si legge in un breve comunicato stampa diffuso dalla Polizia Locale – sono analoghi, per modus operandi e dinamiche, a quelli già oggetto d’indagine in relazione alla tentata concussione ai danni dell’Associazione Leonida, ma perpetrati in danno di altro soggetto giuridico».

Isola era a casa dallo scorso dicembre quando il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria, aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari.