la piantagione di curinga
la piantagione di curinga

Gli investigatori non convocano i difensori per un atto di indagine irripetibile e il gip dichiara non utilizzabile quell’atto. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Lamezia Terme Carlo Fontanazza.

La decisione si legge nel documento con il quale il giudice ha convalidato l’arresto di Domenico Macrì di Melicucco, difeso dall’avvocato Angelo Sorace, Salvatore Carbone di Rosarno, difeso dall’avvocato Guido Contestabile, e Marcello Spirlì di Taurianova, avvocato Michelangelo Borgese.

I tre uomini erano stati trovati e arrestati in flagranza di reato dai carabinieri all’interno di una piantagione di marijuana di circa 5.500 piantine a Curinga, al confine tra la provincia di Catanzaro e Vibo Valentia.

La procura di Lamezia Terma aveva chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere.

Il giudice lametino ha deciso di convalidare l’arresto perché ha ritenuto fondata la gravità indiziaria per il reato di coltivazione di sostanza stupefacente, aggravata dall’ingente quantità.

Il gip ha accolto, però, l’indicazione avanzata dall’avvocato Guido Contestabile, di inutilizzabilità dell’atto di campionatura  e conteggio delle piante di marijuana. Secondo il punto di vista del legale, accolto dal giudice per le indagini preliminari, quell’atto era inutilizzabile perché nella documentazione presentata al gip mancava la comunicazione ai difensori o agli indagati. Essendo un atto irripetibile, conclusosi con la distruzione della piante di marijuana sequestrate nel blitz, i tre arrestati avevano diritto a essere assistiti dai loro avvocati.

L’inutilizzabilità dell’atto, però, non ha avuto un peso sulla contestazione del reato di coltivazione di marijuana. Spirlì, Macrì e Carbone, infatti, sono stati arrestati in flagranza di reato mentre si trovavano all’interno della piantagione.

A questo si aggiunge il copioso materiale fotografico presentato all’attenzione del gip da parte della procura di Lamezia Terme.

Il gip, comunque, ha tenuto conto anche delle dichiarazioni rese in sede di interrogatorio dagli arrestati: Carbone e Macrì hanno dichiarato, infatti, di trovarsi nella piantagione al momento dell’arresto solo per riparare l’impianto di irrigazione. Per questo motivo il giudice ha imposto ai due l’obbligo di dimora, mentre a Spirlì gli arresti domiciliari.